Il deserto fiorirà: la marcia ecumenica termina a CasArché

Un titolo evocativo per una camminata che si è conclusa in un luogo dove quelle parole provano a tradursi in realtà quotidiana.

"Il deserto fiorirà", infatti, è il nome della marcia di domenica 29 che ha attraversato le strade di Quarto Oggiaro per concludersi a CasArché. Organizzata dal Consiglio delle Chiese cristiane di Milano con il Segretariato attività ecumeniche, le parrocchie del Decanato di Quarto Oggiaro e Fondazione Arché, l'iniziativa era inserita all'interno del "Tempo del Creato" che dal 1 settembre al 4 ottobre ha unito i fedeli delle varie confessioni cristiane in iniziative per riflettere, pregare insieme e agire per la salvaguardia del Creato.


I partecipanti si sono ritrovati alla Parrocchia della Pentecoste per poi raggiungere due luoghi simbolo della volontà rigenerativa espressa dal titolo della camminata: prima la sede dell'associazione Quarto Oggiaro Vivibile al Parco Verga, poi CasArché.

Nella prima tappa hanno ascoltato le testimonianze del lungo lavoro di riqualificazione che ha interessato il quartiere fin dagli inizi degli anni '80 quando i volontari si sono impegnati per ripulire l'area e per offrire più servizi agli abitanti del quartiere. Nella seconda e ultima tappa invece, hanno avuto l'opportunità di entrare in contatto con la realtà di Arché, il suo lavoro sociale e la sua missione culturale.

"Siamo al confine tra due comuni: qui c'è Milano, appena al di là c'è Novate Milanese. Dopo il deserto, anche quella di confine è una immagine che mi piace", ha detto don Adriano Cifelli prima di utilizzare la metafora del confine per parlare di CasArché. "Qui arrivano biografie, storie, volti di donne e bambini che hanno vissuto e vivono sulla propria pelle cosa significa quando la vita incontra la violenza, l'abbandono, l'emarginazione. Ma arrivati qui, trovano anche un luogo dove con l'amore, anche con l'aiuto dello Spirito, possono far rifiorire quel deserto".

Da parte del sacerdote, collaboratore di Arché dal 2018, è arrivato anche un accenno alla missione culturale della Fondazione: "Nella Carta dei Valori c'è un passaggio che ci ricorda perchè siamo qui oggi: "Ogni persona è anche la sua ferita e il suo errore, ma è proprio lì che può giocarsi il riscatto. Nel sapere trasformare il vissuto negativo in occasione di crescita, creando legami vivibili per sè, per i figli e la comunità. È anche attraverso l'esperienza di relazione che la persona può ritrovare la propria dignità". Ecco, qui, sono in tanti, volontari e operatori, a far rifiorire la dignità delle persone".














Postato Mercoledì 02/10/2019 da