Dall'Housing all'Homing: oltre lo slogan, dentro la Corte

La gru svetta ancora, sentinella gialla tra Novate Milanese e Milano, ma il lavoro vero di queste settimane è quello dell'accoglienza delle storie delle persone: alcune andranno a vivere nella Corte di Quarto, molte sono orientate verso altri servizi del territorio, tutte sono ascoltate.

La Corte di Quarto è l’ultimo tassello che si aggiunge al puzzle colorato che è Arché: si continua a sognare e a realizzare piccoli segni che rendano sempre migliore l’esperienza di accoglienza che da molti anni caratterizza l’organizzazione, perché i bisogni sono tanti e con un ascolto attento se ne scoprono sempre di nuovi.

Come è scritto nel manifesto che accompagna il progetto:

Le città oggi sembrano crescere sempre più in verticale, con una domanda di spazi abitativi e non solo, sempre crescente.

Spazi sempre più piccoli e con le porte blindate. La Corte di Quarto vuole essere uno spazio nella città, un borgo solidale, una casa dalle porte aperte, dove si consolidino relazioni tra i diversi nuclei che la abitano.

Diventare protagonisti di un vero cambiamento di paradigma, dove ciascuno è attore principale e partendo dalle proprie fragilità renderle occasioni di crescita, per una trasformazione sociale più ampia del territorio.

L’abitare deve diventare un abito, il nostro modo di muoverci nel mondo, di vivere e di assumere uno stile di vita.

Significa diventare cittadini con l’assunzione della cultura della legalità e della cittadinanza consapevole e del senso della comunità. E così dare tempo, dare presenza, dare ascolto dare parola. Tessere ogni giorno la trama della vita comune.

Dove le differenze e le fragilità diventano risorse e non più solo ostacoli.

Dove anche le differenze di provenienza generano nuove relazioni includenti e di conoscenza reciproca”.

Il bisogno di una casa si trasforma quindi in uno più profondo, quello di vivere costruendo una rete di relazioni che vada oltre le mura di casa. Non bastano un tetto sopra o un letto sotto la testa, servono connessioni e spazi che diano gusto e valore alla vita quotidiana.

Con i suoi 14 appartamenti e i diversi spazi comuni, la Corte si staglia tra le case di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. Da sempre considerato un quartiere difficile, oggi si sta riconquistando uno spazio di vivibilità e la Corte di Quarto è un tentativo di dare una risposta vivace, responsabile e partecipata alle esigenze del quartiere e non solo.

Un tocco di colore e bellezza che siano anche da stimolo per una riflessione ampia su cosa siano oggi l’abitare e l’abitare in città.

Un borgo solidale non è certo una novità, ma se ne riscoprono bellezza e necessità: le metropoli hanno perso molto della trama relazionale che era quasi naturale fino a pochi decenni fa e che lo è ancora oggi in contesti extraurbani.

Come in Africa.

Un villaggio africano è di per sé un borgo solidale e per educare un bambino ci vuole un intero villaggio, come recitava il titolo del progetto di servizio civile dell’anno scorso. La sfida consiste nel ricreare luoghi di vissuto e di condivisione. Un laboratorio esperienziale di vita fianco a fianco, dove il vicino non è uno sconosciuto, ma entra nel mio spazio vitale. Con l’aiuto di un’équipe educativa e di volontari si offrirà supporto, calore e accoglienza a chiunque varcherà la porta aperta della Corte.

Le persone accolte, con le loro storie e i loro volti, nello spazio della Corte sono chiamate a diventare protagoniste dell’esperienza, mettendo in gioco le proprie risorse e capacità. Ognuno con il proprio bagaglio di vita che diventa tesoro per l’altro.

Un saluto di primo mattino può fare la differenza nel grigio della città con i suoi ritmi spesso frenetici, così come fermarsi a giocare con i bambini del vicinato che sono stati assieme al sicuro per tutto il pomeriggio, un incontro dove raccontarsi la vita comune o una cena preparata e consumata insieme.

Il cantiere, che ha iniziato i suoi lavori il 7 dicembre 2018, ha chiuso i battenti dopo meno di 365 giorni (!), ma la Corte di Quarto rimane un cantiere. Dalle fondamenta strutturali a quelle vitali. Muri tirati su e altri da abbattere, quelli del pregiudizio e della paura.

Dall’autonomia energetica all’autonomia di quanti varcheranno la soglia in uscita verso una vita, si spera, finalmente nuova.

Adriano Cifelli

Responsabile della Corte di Quarto












Questo post è associato al progetto: La Corte di Quarto

Postato Mercoledì 29/01/2020 da Paolo Dell'Oca