Dalla classificazione all'ascolto: la sfida dell'informazione

Solitamente succede il contrario ma sabato 25 è stato il Vescovo di Milano, mons. Mario Delpini, a interrogare i giornalisti presenti all’annuale incontro organizzato presso l’Istituto dei Ciechi. Con una domanda fondamentale, soprattutto in una fase come quella attuale: “I giornalisti sanno ancora costruire la speranza?”.

A abbozzare delle risposte sono intervenuti sia il direttore “Qn-Quotidiano nazionale”, Michele Brambilla, sia la giornalista e blogger Marina Terragni sia il direttore responsabile di Rtl 102.5, Luigi Tornari, presenti sul palco insieme al vescovo, oltre a altri giornalisti, il vicedirettore del Corriere della Sera, il direttore di Avvenire, il caporedattore di Repubblica Milano e una delle inviate del TGR RAI Lombardia, che hanno inviato un loro contributo video trasmesso all'inizio del convegno.

A aprire la mattinata è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lombardia, Alessandro Galimberti, che ha invitato i presenti a “ritrovare le origini e i valori fondanti del giornalismo che non stanno scritti in statuti associativi ma stanno nelle leggi istitutive della professione e dell’Ordine: il giornalisti deve attenersi a verità, lealtà, linguaggio”. E per fare questo il mondo dell'informazione non può esimersi dall'affrontare la questione dirimente della sostenibilità della professione, garantendo dignità e diritti a coloro che decidono di intraprenderla.

A fare sintesi della giornata e delle sfide di cui un’informazione di qualità deve farsi carico è stato monsignor Mario Delpini. “Le notizie diventano un aiuto a farsi un’opinione”, ha detto, “quando provocano una responsabilità, quando spingono a domandarsi che cosa ciascuno di noi possa fare”.

Ha poi aggiunto che, di fronte al male, alle negatività della vita, l’approccio del giornalista deve essere diverso: “è suo compito interrogare lo spavento, l’odio, l’ingiustizia. Abitando la parte del male, ma riuscendo a far emergere la speranza che esiste”.

Concretamente, ciò significa “passare dalla classificazione all’ascolto della persona in modo da non mettere etichette preconcette ma da darle voce e parola”. Soprattutto ciò vale per gli stranieri di cui tanto si parla ma che “pochi ascoltano davvero. Solo così si passa dal pregiudizio alla conoscenza, riconoscendo la dignità di ogni persona”. È stato questo l’auspicio finale del Vescovo che si declina in “un’alleanza tra media, politica e società civile" per affrontare i temi che una società complessa come l'attuale pone quotidianamente.

Qui il video della mattinata: 














Postato Mercoledì 29/01/2020 da Paolo Dell'Oca