Una volontaria racconta: KASISI CHILDREN'S HOME

Quest'estate ho trascorso le mie prime tre settimane di permanenza in Zambia, presso la Kasisi Children's Home, ovvero un orfanotrofio che ospita 250 bambini e adolescenti fra gli 0 e i 22 anni. Mi ricordo perfettamente del primo incontro che ho avuto con Suor Mariola, la coordinatrice di Kasisi; ero in aeroporto, ancora frastornata dal viaggio e circondata da bagagli, quando una suora tutta vestita d'azzurro con un sorriso enorme, è venuta verso di me a braccia spalancate: ecco questo è il modo che le Piccole Serve di Maria Immacolata,l'ordine delle suore che gestisce l'orfanotrofio, hanno di accogliere chiunque varchi la loro soglia.

Kasisi è un vero villaggio per bambini! Dato il  numero di minori che ospitano, hanno diviso la struttura in sezioni dove i bambini sono divisi a seconda delle età, ed ognuno di questi blocchi è dotato di stanze per la notte,bagni, e un cortile o una stanzetta per giocare. Quando sono arrivata sono rimasta impressionata dall'organizzazione precisa di ogni momento della giornata, condizione inevitabile affinchè una struttura così grande possa funzionare, e dalla meticolosa divisione dei compiti da parte del personale e di tutte le persone che vi abitano. Infatti questa grande organizzazione, oltre che da una decina di suore polacche e zambiane, è portata avanti da  una quarantina di tate, tre cuoche e due ragazze in lavanderia, oltre che da tutti i ragazzi dai 13 anni in su che, quando non sono impegnati dalla scuola, collaborano nella gestione.

Il mio compito è stato quello di occuparmi dei bambini con disabilità, molti dei quali non propriamente orfani ma abbandonati dalle famiglie, data l'altissima discriminazione che c'è in Zambia nei confronti delle persone con handicap. Per giocare e lavorare con questi bambini, avevo a disposizione una stanza chiamata “Bisogni Speciali” e sulla porta era citata una frase di Madre Teresa che diceva: “Se giudichi gli altri non hai tempo per amarli”. Questa stanzetta è provvista di molto materiale che è stato donato, come libri, giochi, tappeti, cuscini, seggioline etc... che però rimane in disuso visto che non c'è nessuno che può o sa occuparsi in maniera accurata di loro. Effettivamente le problematiche sono molteplici tra chi ha disagi fisici, chi ha sindromi particolari, o chi ha dei disturbi che potrebbero essere attenuati grazie a continui stimoli. Dopo aver passato la mattinata con i bimbi “speciali”, nel pomeriggio giocavo con tutti i bambini delle varie classi, per i quali non sono previste attività strutturate, ma si rimane all'aperto a giocare e loro improvvisano giochi di ogni tipo: con i sassolini, le foglie, costruendo palloni intrecciando rametti e fili d'erba, escogitando nuovi modi per salire e scendere dagli alberi. Poi c'è il momento del bagnetto, dove divisi in gruppetti da cinque o sei bambini si mettono sotto questa grande doccia, si passano il sapone, ed escono tutti bagnati e felici per indossare i vestiti puliti che sono stati lavati la sera prima. I pasti sono tutti in grande refettorio che viene utilizzato a turno, e ad ogni bimbo dai due anni in su viene dato un piatto con nshima, una sorta di polenta, delle verdure o dei fagioli e, quando c'è, un pezzetto di pollo; naturalmente si mangia con le mani, e la cosa che li faceva più divertire era che io mi sporcassi molto più di loro non essendo abituata a farlo. Dopo cena, dopo che tutti si erano messi il pigiama e chi doveva prendere delle medicine li aveva prese, trascorrevo le mie serate con le ragazze, anche loro reduci da una giornata impegnativa, fra scuola e lavori domestici. Con loro mi sono divertita parecchio tra i compiti, la musica, i giochi e le chiacchiere che facevamo ma, più di tutto, è stato bello fare la passeggiata fino al fiume dei coccodrilli tutte le domeniche dopo pranzo, tempo in cui i bambini dormivano e loro erano libere.

E' ovvio che un luogo del genere abbia bisogno anche di numerosi aiuti economici e loro, soprattutto grazie a interventi internazionali, ne ricevono molti, ma quello che più manca è, indubbiamente, una maggiore presenza di riferimenti forti dal punto di vista educativo ed affettivo, se si considera che questi bambini non ne hanno altri e provengono da situazioni di forte disagio e hanno alle spalle storie di vita spesso dolorose. Quello che però si respira costantemente a Kasisi, oltre ad un'allegria che continuamente viene alimentata dai bambini, è l'accoglienza e la serenità con cui giorno dopo giorno le suore continuano a portare avanti la casa, e l'amore con il quale si occupano dei loro numerosissimi bambini e ragazzi.














Postato Lunedì 14/10/2013 da Mariuccia Magri