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"Mio figlio è figlio di tutti...".

La testimonianza di un padre che chiede di essere cittadini più solidali 

La risposta solidale delle istituzioni cittadine e quel "poteva andare peggio" a Sergio Bonomi, padre del 16enne picchiato dal branco sabato scorso a Milano, non è bastata. Da qui la sua lettera aperta pubblicata su la Repubblica venerdì 11 febbraio con la quale esprime preoccupazione per le dinamiche del branco - che sono solo la faccia più evidente di un disagio sociale che riguarda gli adolescenti e quindi le famiglie - e fa appello alla solidarietà dei cittadini ritenendola un dovere oltre che una necessità
Continua S.B. "Mio figlio è figlio di tutti. E' anche tuo figlio anche se non hai figli". E non riesce ad essere felice per il semplice fatto che suo figlio non è morto. Se le cicatrici si rimarginano in tempi più o meno lunghi, i segni più profondi di un'aggressione restano a lungo. 
Sergio replica a quel poteva andare peggio con un poteva andare meglio. Perchè la violenza bieca e gratuita del branco è una questione che riguarda le istituzioni e quindi il Paese - dice - è un tema politico perché stiamo parlando di società. 
L'adulto, che quel sabato sera passava in viale Monza a Milano e non si fermava di fronte al corpo del sedicenne insanguinato e accasciato sul marciapiede, deve essersi sentito, anche grazie al richiamo di Sergio, un padre desideroso di compiere un atto di solidarietà nei confronti di un figlio. Parlare non è pericoloso, è un dovere civico è l'occasione per essere radicalmente dentro la società. 

Quando la cronaca sbatte in prima pagina la notizia è già tardi. E' già emergenza. L'animazione sociale e la prevenzione dei comportamenti a rischio tra i giovanissimi sono l'investimento necessario, che probabilmente non farà vedere subito gli effetti benefici di un lavoro lungo e articolato, ma sono la strada da intraprendere se vogliamo arrivare prima che sia tardi. Per questo Arché ha scelto di promuovere tra i giovani il dialogo, la riflessione, la partecipazione, la consapevolezza delle proprie risorse, favorendo, paradossalmente, una certa devianza intesa come ricerca di una nuova direzione rispetto ai modelli adulti della Milano da Bere, basati sul consumo, sul successo incondizionato, sull'alienazione, l'indifferenza, sempre più diffusi anche tra i giovanissimi. 
La notizia che i carabinieri della Caserma Monforte hanno individuato e preso i colpevoli dell'aggressione è una notizia che consola solo in parte, deve piuttosto fare riflettere tutti noi che come madri e padri abbiamo la responsabilità dei nostri figli, di ascoltare il disagio che maturano dentro per prendercene cura. In tempo. 

Come Sergio Arché è convinta che poteva andare meglio. Anzi che può andare meglio.












Questo post è associato al progetto: FAI - Frequenze a Impulsi

Postato Martedì 01/02/2011 da Pensieri&Colori