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Counselling  a Chikuni

Corso di formazione in Counselling per lo staff che opera nelle scuole di Chikuni

Nel mese di agosto 2013 Manuela Furione, counsellor di Torino, ha prestato volontariamente le proprie competenze professionali per migliorare la capacità dei nostri facilitatori  impegnati con i ragazzi nelle scuole a Chikuni.  La ringraziamo per il tempo che ha dedicato al nostro progetto e pubblichiamo un breve estratto della relazione conclusiva sull’esperienza umana e professionale vissuta da Manuela:  

“Personalmente credo che il lavoro fatto abbia dato l’opportunità di approfondire alcune importanti tematiche del programma che avete creato.

Lavorando con lo staff mi sono resa conto dell’enorme potenziale che ancora può essere ri-conosciuto ed espresso. Credo il training ed i momenti di condivisione abbiano messo un piccolo seme in un terreno molto fertile Questo mi ha emozionata, lasciata ammirata, dato una gioia immensa e allo stesso reso l’ultima notte e la partenza all’alba da Chikuni non facile e non felice. La sensazione è stata quella di aver appena iniziato e già dover andare via; che ci fosse uno spazio ampio a nostra disposizione ma, per me, non più il tempo. E’ stato l’unico momento in cui, in un mese, ho percepito il tempo non in sintonia.

 I ragazzi, dopo un primo momento di difficoltà nella decodifica verbale delle emozioni (per esempio non sapevano esprimere il significato dell’ira o il concetto di frustrazione), sono entrati in contatto con il livello emozionale in una maniera sorprendente rispetto alle mie esperienze. Li ho trovati spontanei, sinceri e senza tutte le strutture che ci portiamo dietro noi! Durante il secondo giorno di formazione alcuni hanno espresso i loro vissuti personali molto intimi, senza vergogna e con sincerità: nel corso triennale di counseling che ho frequentato abbiamo impiegato circa un anno per ottenere questi risultati e aprirci agli altri come è accaduto a Chikuni!

Mi è parso che una volta “attivato” il codice per la decodifica e l’attenzione alle emozioni si sia davvero, cito una loro espressione, “aperto un mondo”. Rispetto al gruppo con cui ho lavorato (6 uomini e 6 donne) gli uomini si sono dimostrati più aperti nell’immediato. Con le donne c’è stato bisogno di un pochino più di pazienza e di tempo per   creare e far sentire loro la fiducia, l’interesse e l’importanza del loro punto di vista, dell’espressione del loro vissuto, così sono riuscita a dare loro la possibilità di raccontarsi (o non raccontarsi) in libertà e affermarsi. Da noi capita esattamente il contrario di solito, nel senso che le donne si aprono più facilmente.  Una atteggiamento simile è avvenuto anche sull’argomento “comunicazione non verbale, linguaggio del corpo”.

 L’idea di far fare un training ai facilitatori su questi argomenti ha dato ai ragazzi l’opportunità di iniziare ad affrontare la tematica che trattano in classe da un punto di vista differente, hanno imparato ad osservare, riflettere e sentire prima di tutto dentro di loro le emozioni, come si manifestano nel corpo, come usano il loro corpo a lezione. Tutto ciò se sperimentato, quantomeno osservato in noi, rende poi più facile percepirlo all’esterno (in classe) e migliora la qualità e l’efficienza del lavoro”.

 












Questo post è associato al progetto: It's up to you

Postato Martedì 24/09/2013 da Mariuccia Magri