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Natale 2013

«Voyez - dit Joseph - cette colombe qui vient à nous l’âne dresse l’oreille Marie se réjouit dans l’arche l’enfant bat des mains»

«C’è una mamma che stringe il figlioletto di otto o nove anni sul ponte di prua. Sono andati giù insieme, nel gorgo della barca, in pochi istanti di terrore… E anche adesso, serrandoselo al petto, tiene le braccia così chiuse che nemmeno il carabiniere sommozzatore coi suoi due metri di statura e le sue mani da fabbro riesce ad aprirle e allora, ecco, ci vuole delicatezza più che forza, piano, ci vuole amore per vincere tanto amore, adagio, cacciando il pianto indietro nel boccaglio».

 «Se sei un padre che annaspa nell’acqua con una bambina di nove mesi fra le mani devi inventarti per forza qualcosa per salvarla.

I soccorritori li hanno trovati così: la bambina con la faccetta verso il cielo che andava incontro al tramonto. E il padre come una zattera, per tenerla il più su possibile».

 Sono le cronache ormai dimenticate del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa che insieme alla «La fuga in Egitto» dell’artista francese Arcabas aiutano a vivere il Natale dalla parte giusta. Curiosamente l’artista colloca la piccola famiglia in fuga verso l’Egitto, sulla barca in mezzo al mare. Oggi, per molte famiglie di disperati, la rotta va in senso contrario… ma il dramma e la sofferenza si assomigliano.

 Gesù non ha voluto nascere in una di quelle famiglie destinate al comando, all’influenza sociale, economica, politica e nemmeno religiosa. Anzi, ha talmente condiviso la fragilità, la precarietà e la debolezza che, ancora oggi, ogni disperato, ogni povero, ogni sradicato, ogni profugo può trovare in lui coraggio e speranza.

 È il mio augurio per un Natale solidale: sì, di una solidità fondata sulla certezza dell’amore e della condivisione. Non dimentichiamolo: siamo tutti sulla stessa barca.

 

Buon Natale!












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Buon Natale




Postato Lunedì 23/12/2013 da Luca Meschi