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Visita in Kenya

Mancavo dal Kenya da 4 anni e sono rimasta impressionata dai tanti segnali di evoluzione che ho osservato sia a Nairobi sia all’interno, ed in particolare nell’area del Kisii. Ci sono senza dubbio maggiori opportunità occupazionali, e quindi più reddito per molti e investimenti più cospicui nella sanità e nell’istruzione.

Ho osservato una straordinaria evoluzione nei media, ed in particolare nella TV; mi hanno positivamente stupita programmi intelligenti in inglese, che avranno una influenza straordinaria sull’evoluzione culturale della popolazione keniota, che in alcune aree ancora fatica a comprendere gli idiomi di altre parti del Paese. Noi italiani conosciamo bene il ruolo che la televisione pubblica ha giocato negli anni Cinquanta nell’alfabetizzazione e nella diffusione dell’italiano in tutta la penisola.

In gennaio, Christine Lagarde, Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, ha dichiarato che il Kenya, oggi classificato come Paese a basso reddito, potrebbe diventare entro un decennio un Paese a medio reddito, come i Paesi latinoamericani, nordafricani e gran parte di quelli asiatici.

È chiaro tuttavia che in un contesto di sviluppo, rapido e spesso disordinato, con una distribuzione del reddito ancora iniqua, emergono anche nuovi problemi sociali, come il frequente ricorso all’aborto tra gli adolescenti, la disgregazione del tessuto sociale, più in generale l’abbandono dei riferimenti culturali tradizionali e l’abuso di sostanze stupefacenti. La diffusione di white stuff, come vengono chiamate la cocaina e l'eroina, una volta era limitata alla costa.

È in questo contesto piuttosto liquido che operiamo ormai da 7 anni, nelle scuole primarie della diocesi di Kisii, con un progetto di forte spessore educativo di prevenzione dell’Aids e promozione di comportamenti responsabili tra adolescenti e preadolescenti. Nel corso degli incontri avuti con presidi  delle scuole e autorità diocesane, è emersa ogni volta la grande utilità del nostro lavoro con i ragazzi.

Annualmente incontriamo 1200-1500 studenti in una serie di 5 workshop in ogni classe (per un totale di circa 10mila adolescenti e preadolescenti in 7 anni) e distribuiamo brochure riassuntive (7000 all’anno) che i ragazzi sono invitati a portare a casa e a condividere in famiglia. Il Vescovo di Kisii ci ha chiesto di ampliare ulteriormente il programma, per raggiungere una utenza ancora più vasta.

Purtroppo il tasso di prevalenza dell’Hiv nell’area rimane alto, anche a causa del recente afflusso di studenti universitari seguito all’apertura di nuovi campus in città. Malgrado ciò, a differenza di alcuni anni fa, non c’è più traccia di immagini e slogan delle campagne di prevenzione contro l’Hiv/Aids, nemmeno nell’area del Kisii che in Kenya è una delle più colpite dalla diffusione del virus. Stiamo valutando l’impiego delle radio locali per essere ancora più incisivi e avere un'audience maggiore.  

Cristina Bocca












Questo post è associato al progetto: Prevenzione dell'AIDS nelle scuole primarie

Postato Lunedì 24/02/2014 da Mariuccia Magri