Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

CHIUDI

Potere di Radio Ujana

È tempo di esami: l’anno scolastico si è concluso. Perciò l’anno di Ujana è terminato. E quindi le puntate di Radio Ujana sono finite. Ho esaurito i sinonimi utilizzabili.

Il progetto è stato proposto a Roma e a San Benedetto del Tronto, oltre che a Milano, e grazie ad Anna stiamo caricando i podcast delle puntate sul sito della web radio. Abbiamo chiesto a Fabrizio, un volontario di Roma, e a Ilaria, direttrice della sede di San Benedetto, di raccontarci come sono andati i quinti e ultimi incontri di Ujana, quelli in cui si registrava la trasmissione.

Ciao Fabrizio, come avete vissuto Radio Ujana?

Ciao Paolo. L’esperienza con Radio Ujana era al suo primo anno a Roma, e ci portavamo un po’ di preoccupazioni riguardanti sia il lato tecnico che i contenuti e la gestione del lavoro in classe. Devo dire che si è rivelata un’esperienza bellissima e ricca di soddisfazioni, con un grande riscontro da parte di studenti e professori. Ci siamo divertiti moltissimo a progettare e realizzare la registrazione della puntata, che a Roma avveniva direttamente in classe, a differenza di Milano che ha una struttura dedicata.

Ci racconti un aneddoto che ti ha colpito?

Scrivevamo la scaletta della puntata in terra, su dei cartelloni molto grandi, tutti insieme, decidendo chi dovesse parlare nei blocchi e in che ordine mettere i brani che gli studenti avevano scelto. In una classe della scuola Lusitania c’era un ragazzo dalla faccia simpatica, indossava pantaloni della tuta e una maglietta di una squadra di calcio, il che un po’ strideva con la sua aria non molto sportiva. Mi guardava incuriosito e si è lasciato coinvolgere in modo totale nella registrazione. Interveniva molto, alzando la mano dal pubblico con un gesto scattante e frenetico, e quando mi avvicinavo parlava al microfono con lo sguardo un po’ per aria, sorridendo. Man mano, presa confidenza, mentre eravamo “in onda”  di sua iniziativa ha iniziato a passarmi dei foglietti per comunicare, proprio come fanno gli autori di un programma televisivo con i conduttori. Sui foglietti c’era scritto: “Posso annunciare la prossima canzone?”, “Posso dire che...?”.

Bello, era particolarmente attivo…

Sì, ma alla fine della registrazione la professoressa mi si è avvicinata e mi ha detto di essere sorpresa dalla spigliatezza di questo ragazzo, che di solito era timidissimo e mostrava difficoltà di comunicazione. Era letteralmente impressionata nel vederlo così a proprio agio e spigliato.

Che ruolo credi abbia ricoperto l’escamotage della trasmissione radio all’interno del progetto Ujana?

Essere riusciti a trovare un canale di comunicazione, un’attività in cui gli studenti si potessero sentire a proprio agio mi ha fatto davvero piacere… Riuscire a “rompere” la timidezza iniziale (anche nostra) e vedere la classe così coinvolta ci ha fatto apprezzare questa attività oltre quanto potessi immaginare… Potere della radio!

Ciao Ilaria, com'è stata vissuta Radio Ujana a San Benedetto del Tronto?

È stato curioso notare come accanto a ragazzi sfrontati ci fosse un’alta percentuale di timidezza, timore di parlare, come se fossero davanti ad una telecamera. Erano emozionati sapendo che sarebbero andati in onda, anche se stavano registrando all’interno delle loro classi, nel loro spazio…

Avete incontrato qualche difficoltà?

Ti dirò: l’incipit in ogni quinto incontro si è rilevato lento, nel senso che l’emozione giocava brutti scherzi sulla voce. Ma prenderci la mano e sciogliersi durante l’incontro è stato poi un tutt’uno.

E negli stacchi musicali i ragazzi cosa facevano?

Durante gli stacchetti musicali qualcuno cantava, qualcuno si muoveva a ritmo.

La musica come collante li ha rasserenati e rallegrati e l’entusiasmo per l’ultima attività proposta alla fine è stato talmente alto che in alcuni casi è stato quasi difficile da domare.

Una frase degli alunni che ti porti a casa?

“Bello Ujana!” ci hanno detto. E noi diciamo: “Belli questi ragazzi! Il prossimo anno ci rivedremo sicuro”.

Grazie Ilaria, grazie Fabrizio, in rappresentanza di tutti i volontari e gli operatori protagonisti, con i ragazzi, del progetto. Come se fosse una puntata radio mi accingo a chiudere il pezzo con una piccola nota milanese.

È tempo di esami e l’altroieri ho incontrato il papà di Annalisa, una ragazza di una terza media in cui abbiamo portato Ujana: mi raccontava che sua figlia la mattina precedente aveva svolto il tema in classe.

“È andato benissimo, Paolo, e in quel tema c’eravate anche voi”.

“Cioè?”

“Una delle tracce possibili consisteva nella descrizione di un percorso formativo svolto in classe durante l’anno, e Annalisa è ancora così entusiasta di Ujana che non ha avuto dubbi nella scelta. Son piuttosto sicuro che le sia andato bene”.

Potere di Ujana.












Questo post è associato al progetto: Ujana

Postato Giovedì 19/06/2014 da Paolo Dell'Oca