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Campo Chikuni 2014: AZIBEGNAAA!

AZIBEGNAAA!

Così si apriva Il Re Leone, il più bel cartone animato della nostra infanzia, e così vogliamo aprire il racconto della nostra esperienza di volontari Archè in Zambia. Perché la prima cosa che ci ha impressionato - e che ha richiamato alla mente le immagini della Disney - è stato sicuramente il paesaggio: la distesa della savana (o meglio, il “bush”), infinita e arida com’è tipicamente nella stagione secca, albe e tramonti mozzafiato, la Via Lattea e la croce del Sud che fanno capolino alle sette di sera per accompagnarti fino al momento di andare a dormire.

Per quasi tutti noi sette volontari è stata la prima volta in terra africana e tra le tante cose che abbiamo scoperto durante questo viaggio in Zambia ci piace sottolineare l’approccio più naturale al tempo: le giornate sono inevitabilmente connesse al sorgere e al calare del sole, soprattutto nei villaggi dove non c’è elettricità, mentre i ritmi di vita sono molto più rilassati e, pur avendo molto da fare, abbiamo fin da subito dimenticato la frenesia della nostra vita cittadina qui in Italia.

Durante la nostra permanenza a Chikuni e nei brevi passaggi a Lusaka, la capitale dello Zambia, abbiamo potuto toccare con mano l’importante realtà di suore e preti missionari che con la loro presenza e il loro impegno hanno costruito strutture e progetti di grande valore: asili, orfanotrofi, scuole.

In particolare a Chikuni i gesuiti, missionari con cui Arché collabora da tanti anni operando all’interno del territorio della loro missione, hanno creato anche una stazione radio e un progetto di prevenzione sull’HIV e assistenza ai malati di AIDS (HBC: Home Based Care), per il quale hanno messo a disposizione le proprie competenze la dottoressa e la psicologa che erano nel nostro gruppo di volontari.

Tra le attività di Archè a Chikuni abbiamo potuto conoscere meglio i contenuti del programma di prevenzione, che viene realizzato durante l’anno nelle scuole da due bravissimi educatori, Keith e Nchimunya, e abbiamo contribuito alla preparazione e realizzazione di una settimana di campi orfani, replicata in due diverse aree della parrocchia di Chikuni per un totale di due settimane di attività.

Abbiamo messo a punto, lavorando con i due educatori zambiani, un pacchetto di quattro giorni di attività educative e giochi sul tema delle “life skills”, l’insieme di qualità e strumenti che permettono ad una persona di vivere in maniera sana e responsabile le proprie scelte e la propria vita sociale.

Quest’esperienza è stata per noi una sfida impegnativa ma molto elettrizzante perché si è trattato non solo di interagire per una settimana con 50 ragazzi di madrelingua tonga ma anche di vivere per diversi giorni all’interno di un villaggio in mezzo alla savana senza elettricità né acqua corrente. Infatti per la prima volta Gianpietro, il coordinatore delle attività di Archè in Zambia, aveva pensato di realizzare i campi presso alcuni dei villaggi più lontani e non più in missione (come attività residenziale per i ragazzi orfani) come accadeva gli anni precedenti.

Il tema centrale del campo è stato la comunicazione e come motto è stato scelto un proverbio tonga “Maanu Mabulanwa”: esso esprime l’importanza della condivisione di idee e pensieri per poter agire e prender decisioni in maniera positiva.

Durante questi campi abbiamo ammirato con piacere Keith e Nchimunya all’opera coi ragazzi, abbiamo visto i ragazzi pian piano sciogliersi e diventare sempre più attivi e propositivi, assistendo stupefatti alle abilità recitative e musicali che hanno sfoderato in diverse occasioni. Inoltre abbiamo condiviso momenti di relax e chiacchiere attorno al fuoco con gli educatori zambiani, imparando a conoscere le reciproche culture (anche a livello culinario).

Ma la cosa più importante che abbiamo toccato con mano è stata la voglia di imparare cose nuove, di ricevere strumenti utili per la propria vita che hanno dimostrato i ragazzi: forse allora possiamo dire che da quest’esperienza torniamo notevolmente arricchiti non solo perché abbiamo ricevuto moltissimo, ma anche perché siamo stati capaci di restituire qualcosa ed essere utili.

Anna Mapelli












Questo post è associato al progetto: Action with Youth

Postato Mercoledì 24/09/2014 da Paolo Dell'Oca