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Laboratorio di cittadinanza: figli costituenti

di Stefania Culurgioni

“Un adulto vero è qualcuno che cerca di cambiare qualcosa nel mondo”.

Ce lo aveva detto Roberto Mancini, Docente di Filosofia Teoretica presso l’Università di Macerata, durante Arché Live, la giornata aperta che abbiamo organizzato lo scorso sabato 4 ottobre alla Fondazione Catella di Milano, in via de Castillia, insieme ai volontari, gli operatori, i sostenitori, gli utenti e tutti gli amici di Arché.

Questo spunto ci ha confortato nella scelta del nuovo tema del laboratorio di cittadinanza solidale, un ciclo di appuntamenti iniziato due anni fa: rifletteremo da un lato sui diritti “storti”, cioè i diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione ma negati nella realtà, dall’altro su come fare per raddrizzarli.

L’obiettivo è di proporre nel 2016, in occasione dell’anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, un’iniziativa pubblica che coinvolga Milano e tutti i cittadini. Per dire cosa? Per farsi portavoce di chi quei diritti inviolabili li ha, ma solo sulla carta. Per fare sentire la voce di Arché alla città e dire che non solo ci sentiamo figli della Costituzione, ma siamo e vogliamo continuare ad essere noi stessi dei “Costituenti”, ovvero persone che partendo dalla bellissima Carta Costituzionale agiscono sulla realtà tentando di migliorarla.

Questo, per noi, significa reagire alla tentazione della rassegnazione, farsi carico dell’altro, sentirci corresponsabili del destino di tutti, uscire da un chiuso senso di individualismo e riscoprire la nostra umanità nella relazione con chi ci circonda. In una parola, questo significa per Arché diventare nuovi cittadini solidali.

Il 28 ottobre 2014, in corso Garibaldi 116, si è tenuto il primo degli appuntamenti del laboratorio. La professoressa Camilla Buzzacchi (nella foto sotto), docente di Diritto Pubblico all'Università Bicocca e all’Università Cattolica di Milano, ci ha parlato della Costituzione e soprattutto di quali sono i diritti inviolabili che essa garantisce: il diritto alla tutela della salute, all’istruzione, all’assistenza sociale, alla previdenza sociale, alla tutela della famiglia, della maternità, della gioventù e dell’infanzia, il diritto all’abitazione.

È compito della Repubblica, dice l’articolo 3 della Costituzione, riconoscere e garantire questi diritti alla persona, sia come singola che nelle formazioni sociali ove appunto si svolge la sua personalità, e richiedere nello stesso tempo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Ma la Repubblica lo fa davvero? Ci riesce? A noi è sembrato che ci siano grandi faglie e molti margini di miglioramento. Ci è sembrato cioè che la realtà “incartata” (cioè quella ideale disegnata dalla Costituzione) sia molto diversa dalla realtà “incarnata”, cioè quella che viviamo tutti i giorni, nel nostro volontariato e lavoro in Arché, ma anche nelle nostre vite.

Nella sala al primo piano di Corso Garibaldi eravamo in venti e ci siamo divisi in tre gruppi. Padre Giuseppe ha consegnato a ciascun gruppo una storia: la storia di una mamma e di un bambino accolti da Arché. Il compito era di leggere la storia (reale, accaduta veramente) e riflettere su due domande: quali sono i diritti “storti” di questa mamma e di questo bambino? Cosa potrebbe fare Arché, e con chi?

Poi ci siamo ritrovati di nuovo insieme e ci siamo confrontati. Ragionando sulle tre storie ci siamo resi conto che nella vita reale, rispetto a quanto dice la Costituzione, sono molti i diritti “inviolabili” garantiti solo sulla carta, ma che non trovano una rispondenza concreta nella realtà. Le mamme e i bambini di Arché avrebbero diritto al lavoro, ma non ce l’hanno, ad una maternità e un’infanzia protetta, ma non ce l’hanno, ad una situazione abitativa stabile, ma spesso non hanno neanche questa, ma soprattutto a conoscere quali sono i loro diritti, ma più spesso non ne sono neanche consapevoli. Lo scarto tra quello cui aspira la nostra Costituzione e quello che si realizza nella vita di tutti i giorni è grande.

Ed è in quello scarto, in quella faglia, che Arché tenta di agire.

Che cosa possiamo fare come cittadini solidali? Quali azioni, e con chi? Intanto, ci siamo detti che possiamo farci portavoce con le istituzioni e la comunità di chi non vede riconosciuti i suoi diritti, e allo stesso tempo renderne consapevoli le mamme che accogliamo. Ma poi?

“I diritti negati non sono sempre un problema di leggi che non ci sono, piuttosto sono un problema di come le leggi vengono applicate – ha detto Emanuele Polizzi – facciamo un esempio: se una donna partorisce in ospedale, ma quando esce viene lasciata a se stessa e nessuno si prende più cura di lei, allora non si sta tutelando la sua maternità. È lì che dobbiamo intervenire, nel sollecitare con le istituzioni che ci sia un servizio di accompagnamento, nell’allearci con le altre organizzazioni per metterlo in piedi, nel sollecitare la società civile affinché si preoccupi di costruire nuovi servizi per far fronte a queste mancanze”. Arché deve essere presente, pungolare, interrogare, suggerire soluzioni, percorsi, progetti per riempire quelle faglie.

Per ora abbiamo solo abbozzato delle idee, ma continueremo a parlarne e speriamo che vorrete essere dei nostri. Il prossimo appuntamento è martedì 9 dicembre 2014 alle 18 in Corso Garibaldi 116 a Milano.














Postato Mercoledì 29/10/2014 da Paolo Dell'Oca