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Don Ciotti in Arché

È un fiume in piena. Vuole sapere tutto, che cos’era la Factory prima di diventare la Factory di Arché, chi la frequenta oggi, come si chiamano gli adolescenti che lo stanno ascoltando col microfono in mano. Padre Giuseppe gli spiega che era un night club, una specie di casa d’appuntamenti in realtà usata come covo per ‘ndranghetisti, e don Ciotti risponde che anche Libera ha sede, a Roma, in un'ex casa d’appuntamenti per prostitute d’alto bordo, in realtà un ex locale gestito dalla mafia.

L’incontro è caldo, come se ci conoscessimo tutti da sempre, ai microfoni di Radio Popolare, che ha trasmesso la sua puntata in diretta dal locale di via Jean Jaurès, don Ciotti parla, parla, parla. Accanto ha Barbara Sorrentini, conduttrice e direttrice artistica del Festival dei Beni confiscati alla mafia in corso in questi giorni a Milano, e Padre Giuseppe Bettoni, presidente di Arché che ha preso la Factory in comodato d’uso dal comune per farci dentro una web radio gestita da adolescenti del quartiere. Accanto Anna, volontaria ed educatrice della onlus, di fronte Giancarlo, 17 anni, che ha fatto a don Luigi qualche domanda. 

 

Don Luigi Ciotti e Padre Giuseppe Bettoni by Fondazionearche on Mixcloud

 

Ma il protagonista è lui, con la sua energia e la passione per la legalità, una passione che vorrebbe contagiasse tutti, ma proprio tutti. “Dietro alle storie di questi locali c’è la mafia, e dietro la mafia ci sono violenza, crimine e tanto sangue – ha detto – oggi questi beni sono stati confiscati e sono tornati patrimonio di tutti. Questo è quello che fa arrabbiare di più i mafiosi: se gli porti via i loro beni gli togli denaro, possesso, prestigio, la possibilità di fare affari. E loro si arrabbiano, tanto”.

Don Ciotti gira con la scorta. Diversi uomini non lo lasciano un secondo. Su di lui pende la minaccia freschissima della mafia che lo vuole uccidere, persino dal carcere. E lui continua, e non ha paura.

“Il tuo lavoro potrebbe comportare dei rischi per la tua incolumità?”, gli chiede Giancarlo, 17 anni, che abita nel quartiere. “Sì – risponde il presidente di Libera – la confisca dei beni manda i mafiosi fuori di testa. Di recente un boss dal carcere ha detto che vuole farmi fare la fine di don Pino Puglisi (ndr lo uccise Cosa Nostra nel 1993). Non possono sopportare di perdere la loro forza, la loro immagine”.

Padre Giuseppe ha riflettuto poi con don Luigi sul ruolo della Chiesa nella lotta contro la mafia: “Ha un ruolo importante nell’educazione delle coscienze”, ha detto il presidente di Arché onlus.

“Lo ha ancora di più a partire dal Papa Francesco – ha aggiunto don Ciotti – che ha sempre spronato noi preti ad occuparci delle periferie. Che non sono solo i luoghi ai margini delle città, ma anche della coscienza, là dove c’è solitudine morale. E lui stesso si è rivolto ai mafiosi dicendo loro: convertitevi e cambiate”.

Stefania Culurgioni










Don Luigi Ciotti e Padre Giuseppe Bettoni Giancarlo, Barbara Sorrentini, don Luigi Ciotti e Padre Giuseppe Bettoni Giancarlo, Barbara Sorrentini, don Luigi Ciotti e Padre Giuseppe Bettoni


Questo post è associato al progetto: FAI - Frequenze a Impulsi

Postato Sabato 08/11/2014 da Paolo Dell'Oca