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Volontari, operatori e amici di Arche in Corso Garibaldi 116 al secondo incontro

La sanità in Italia

Nel corso del secondo incontro del laboratorio di cittadinanza solidale, "Figli costituenti", abbiamo affrontato il diritto alla salute nella Costituzione Italiana grazie all'aiuto della professoressa Buzzacchi.

«La malasanità spesso è dovuta all’incapacità degli operatoriha spiegato Camilla Buzzacchima molto dipende anche dall’assetto organizzativo italiano. Nella Costituzione essa era affidata allo Stato, da un lato, e alle Regioni, dall’altro. Allo Stato in teoria doveva spettare solo stabilire i principi e alle Regioni organizzare la macchina sanitaria. Nel tempo il processo di regionalizzazione della sanità si è affermato sempre di più e questo ha creato dei forti squilibri tra Regione e Regione. Il diritto alla salute dovrebbe essere uguale per tutti, ma la verità è che la qualità dipende dal luogo in cui ti trovi».

Ma c’è di più: il Sistema Sanitario Nazionale è nato in Italia nel 1978 sostenuto da un grande sogno: garantire cure universali e gratuite senza guardare al reddito delle singole persone. «Solo che poi ci si è resi conto che la spesa era eccessiva ha raccontato Camilla Buzzacchicosì sono intervenute una serie di riforme della sanità. Sono state create le Aziende Sanitarie Locali (Asl) sperando di trasportare i modelli del settore aziendale nel mondo sanitario e che questo avrebbe portato ad un uso più oculato delle risorse. Ecco allora un altro cambiamento: il diritto alla salute cominciava ad essere condizionato alle risorse economiche disponibili».

Ecco quindi che già nel 1999 non si parla più di “cure universali per tutti” ma di Livelli Essenziali Uniformi: ci si rende conto che non si riesce a garantire tutto gratuitamente ai cittadini e si decide di fissare un certo livello di uniformità delle prestazioni su tutto il livello nazionale, il livello dell’essenzialità. Si stabilisce insomma che ci siano degli standard minimi di qualità sotto i quali le Regioni non possano scendere.

«Ma che cos’è questo livello di essenzialità di cui si parla?si è chiesta Camilla Buzzacchied esso soddisfa il diritto alla salute stabilito nella Costituzione? Queste risposte non sono ancora state date. Siamo nel 2014 e ancora non lo sappiamo. Inoltre, la capacità di non scendere sotto questi standard dipende dalle capacità economiche delle Regioni e ce ne sono alcune totalmente incapaci di trovare un equilibrio. Alcune hanno una sanità gestita malissimo perché hanno superato di gran lunga i costi senza garantire un livello sufficiente».

Di fatto, ecco quello che è accaduto: ha cominciato a diffondersi l’idea che i diritti sono bellissimi ma li garantiamo nella misura in cui abbiamo le risorse. Se prima le risorse erano subordinate ai diritti che comunque dovevano essere garantiti, poi si è cominciato a dire: garantiamo i diritti finché ci sono i soldi per coprirli, i vincoli del bilancio vanno rispettati, i due valori vanno continuamente bilanciati: le risorse che abbiamo e i diritti che dobbiamo garantire.

Ma ancora ci si pone la stessa domanda: fino a dove arriva il diritto? Arriva fino a dire che in Pronto Soccorso ci deve anche essere la persona gentile che mi rincuora? Fino a poter prenotare un esame via mail? Fino ad esigere tempi d’attesa corti? O che gli ospedali forniscano un servizio di informazioni sulle associazioni presenti in tutto il territorio? «Bisogna dire che siamo stati abituati bene – ha detto Camilla Buzzacchi - siamo partiti dal poter fare di tutto negli anni settanta ed oggi, che dobbiamo pagare o aspettare liste d’attesa, ci sembra inconcepibile».

La riflessione è proseguita sul diritto alla salute degli stranieri in Italia, che riportiamo qua.












Questo post è associato al progetto: Laboratorio di cittadinanza solidale

Postato Martedì 16/12/2014 da Stefania Culurgioni