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Gaia Jacchetti, infettivologa di Casa della Carita

Come funziona la sanità per gli stranieri?

Nel corso del secondo incontro del laboratorio di cittadinanza solidale abbiamo approfondito i diritti sanitari. Non solo dei cittadini italiani.

«Registriamo un divario fortissimo tra come il diritto alla salute è garantito ai cittadini italiani e come agli stranieriha affermato Camilla Buzzacchi - La Corte Costituzionale ha fatto un gran lavoro in materia dicendo che il diritto alla tutela della salute è un nucleo irrinunciabile che non può essere negato alle persone ma poi la palla passerebbe al Parlamento che deve trasformare questo diritto in legge. Bene, la disciplina legislativa che abbiamo disattende molto questi principi».

Su questo punto è intervenuta Gaia Jacchetti di Casa della Carità che accoglie persone senza casa e lavora sull’obiettivo di ridare cittadinanza a chi l’ha persa: «Gli stranieri in regola con i documenti hanno gli stessi diritti dei cittadini italiani, ovvero possono iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale, avere un medico di base e usufruire di tutte le prestazioni sanitarie. Ma cosa succede per quelli che non sono in regola? A loro sono garantite le cure urgenti, quelle insomma senza le quali si può determinare un grave danno alla salute, nonché la loro continuità nel caso di patologie croniche.  Il problema è che l’attribuzione formale di questo diritto non è sufficiente a garantirne l’accesso nella pratica. Perché? Perché ogni Regione decide da sola. La Puglia ha deciso che avrebbe assegnato il medico anche allo straniero non regolare. In Lazio non c’è il medico di base bensì nelle Asl degli ambulatori che garantiscono l’assistenza ai non in regola. In Lombardia non è previsto nulla, motivo per cui sono nati ambulatori del terzo settore al quale gli stranieri si rivolgono, come quelli dell’associazione Naga, o l’Opera di San Francesco».

Tutto insomma è molto discrezionale: dipende da Regione a Regione ma, secondo l’esperienza degli operatori, persino da Ospedale a Ospedale, da Asl ad Asl. «Ricordo la vicenda di una donna argentina di 49 anni in Italia da molti anni, sempre irregolare, ospite della Casa della Carità. Subisce un’operazione seria al cuore, viene dimessa e, sulla carta, ‘riaffidata alle cure del medico curante’. Peccato che, essendo irregolare, lei non aveva un medico curante e quindi non poteva avere le ricette per le visite, per i farmaci gratuiti eccetera. Casa della Carità ha combattuto per farle avere questi diritti, ma ci è sembrato paradossale che la Regione fosse obbligata ad operarla, spedendo per questo intervento migliaia di euro, ma non a garantirle i diritti essenziali». Cioè: garantire la buona salute di tutti significa anche evitare che debbano essere operati urgentemente. Significa quindi risparmiare soldi.









Gaia Jacchetti, infettivologa di Casa della Carità


Questo post è associato al progetto: Laboratorio di cittadinanza solidale

Postato Martedì 16/12/2014 da Stefania Culurgioni