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Arché Live 2015: gli interventi

Provare a costruire il futuro insieme è una cosa che si può fare, e si può cominciare a farlo partendo da cose piccole. La prima, forse, è proprio scegliendo di “partecipare”, decidendo di essere presenti ad un appuntamento. Come quello di “Arché Live” nella parrocchia della Resurrezione, in via Longarone 5 a Quarto Oggiaro, Milano, dove sabato 10 ottobre 2015 si sono ritrovate decine di persone: amici, volontari, operatori, sostenitori, mamme e bambini.

Era la seconda edizione di questa giornata ma di fatto la prima volta, quella ufficiale, nella nuova CasArché, per conoscere da vicino la comunità di accoglienza che ospiterà, a partire dal 2016, nuclei mamma-bambino con disagio psichico e sociale e famiglie accoglienti, con la presenza di padre Giuseppe Bettoni.

Ospite d’onore ad Arché Live è Franco Vaccari, presidente dell’associazione Rondine, che quest’anno è stata candidata al Nobel e che, con Arché, ha davvero molte cose in comune. La prima? Costruire un futuro di fraternità, parola questa che racchiude più che mai il senso di una sfida.

 

Arché Live 2015: interventi di Alberto Cannistrà e di padre Giuseppe Bettoni by Fondazionearche on Mixcloud

 

Padre Giuseppe Bettoni: “Città metropolitana significa città madre. E come si sta in una città madre, se non da fratelli?”

“Siamo qui perché vogliamo provare a mettere un po’ di coraggio in questa umanità affannata – ha detto Padre Bettoni – vorremmo avere insieme una visione di futuro, vorremmo accompagnare le mamme e i bambini in difficoltà verso un orizzonte diverso: l’orizzonte della fraternità”.

CasArché è stata pensata proprio come risposta a questa urgenza: non è solo una comunità di accoglienza, è un vero e proprio luogo di bene comune. È il luogo dove si farà inclusione sociale, dove si costruirà cittadinanza attiva, dove si metteranno in gioco relazioni e responsabilità. Cos’altro potrebbe essere, d’altronde, se consideriamo l’etimologia dell'espressione “Città metropolitana"?

“Questa parola significa città madre – ha detto padre Bettoni – e come si sta in una città madre, se non da fratelli?”. Il senso di fraternità prende spunto da qui, dal prendersi cura l’uno dell’altro, dal sentirsi coinvolti dal destino dell’altro, dal sentirsi custodi gli uni degli altri.

CasArché troverà "casa" nella sede della scuola dell'infanzia paritaria «Adele Bassani» chiusa nei mesi scorsi, situata proprio nel territorio della parrocchia guidata da don Enrico Galli. Un esempio di recupero e restituzione, ancora una volta, al bene comune, motivo per cui anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è venuto all’appuntamento portando il suo saluto.

 

Arché Live 2015: saluto di Giuliano Pisapia by Fondazionearche on Mixcloud

 

“Abitare la città significa aprirsi all’esterno – ha detto – ripenso per esempio a quando, da ragazzo, mia madre affidava me e i miei fratelli ai vicini di casa del condominio. Oggi non è più così, ma questa comunità, riunita intorno ad una parrocchia, in un quartiere come Quarto Oggiaro pieno di associazioni, è un buon modo per tornare a quelle relazioni. Ed è anche un modo per restituire diritti a coloro che soffrono: ricordo una frase del Cardinal Martini: ‘Chi è orfano della casa dei diritti difficilmente sarà figlio della casa dei doveri’”.

CasArché, secondo Pisapia, è un esempio di come si può sognare, ma sognare ad occhi aperti, di come si può guardare al futuro ma considerando la realtà, di come ci può essere concretezza nell’agire.

“In periferia – ha detto il sindaco - ci sono comunità, raccolte attorno alle parrocchie e alle associazioni, che creano coesione, e lo si vede per esempio anche nello sforzo di accoglienza dei profughi, nonostante i problemi e le paure. È in questo che Milano esprime il senso del proprio essere comunità”.

Oltre al saluto del sindaco Pisapia c’è stato anche quello di Lucia Castellano, consigliera regionale ed ex direttrice del carcere di Bollate: “La politica deve stare in mezzo ai cittadini – ha detto – lo sforzo che dobbiamo fare non è solo quello di ascoltare ma anche di camminare insieme, di trasformare la politica in buone idee da realizzare. L’ho imparato in carcere, e oggi sono qui perché penso che da questa esperienza di Arché si possa prendere esempio”.

Fra il pubblico anche Marco Bomprezzi, fratello di Franco, l'indimenticato «giornalista a rotelle» al quale verrà dedicata la sala incontri di CasArché. Fra i saluti, quelli dell'assessore comunale alla Coesione sociale Marco Granelli.

 

Arché Live 2015: intervento del professor Franco Vaccari, presidente dell'associazione Rondine by Fondazionearche on Mixcloud

 

Franco Vaccari: “Fratellanza o inimicizia? La chiave del futuro è la relazione”.

Che cos'hanno in comune CasArché, la comunità di famiglie accoglienti e di nuclei mamma-bambino in difficoltà, e Rondine, la «Cittadella della pace» che in Toscana accoglie giovani di Paesi in guerra fra loro per farne i leader di domani?

“L'una e l'altra – come ha ben ricordato Lorenzo Rosoli sull’articolo uscito su Avvenire domenica 11 ottobre riprendendo le frasi di Padre Bettoni - sono luogo dove si sogna e costruisce fraternità, in un mondo che alza nuovi muri, e dove si impara a diventare custodi gli uni degli altri, per aprire la via ad un futuro sostenibile. L'una e l'altra, in sostanza, aspirano a essere scuola di riconciliazione, dove l'altro, il nemico, ti entra nel cuore per non uscirne più e dove, per usare le parole di Franco Vaccari, si scopre che il nemico è un'invenzione, costruita nell'inganno di una relazione malata”.

Il prof. Vaccari ha ricostruito in un intervento appassionato la nascita dell’associazione che, concretamente, fa una cosa che a dirla sembra impossibile: dentro uno studentato costruito nel borgo medievale Rondine (da qui il nome dell’associazione), in provincia di Arezzo, fa convivere nelle stesse stanze e sugli stessi banchi di scuola ragazzi tra i 20 e i 24 anni che provengono da Paesi in guerra tra di loro.

Un ceceno e un russo, un palestinese e un israeliano, un indiano e un pakistano, coppie che a dirla così sembrerebbero mine pronte ad esplodere, proprio come avviene nelle loro terre, ma che invece nello studentato imparano a conoscersi, a vedere oltre la bandiera degli Stati indicati sulle carte d’identità.

Da 18 anni, giorno per giorno, ha luogo un lavoro di tessitura, di costruzione di relazioni, di pregiudizi e luoghi comuni da abbattere, di diffidenza da decostruire, di fraternità da modellare.

“Cresci nel tuo Paese pensando che al di là del muro c’è un nemico che ti vuole morto – ha detto Vaccari – poi vieni allo studentato e ti accorgi che quel nemico è un ragazzo come te, e lentamente cominci non solo a guardarlo ma proprio a vederlo”.

Ed è così che il nemico sparisce, nella riscoperta della libertà di vedere con i propri occhi, nel rovesciamento della verità che ti viene imposta subdolamente, nella scoperta che l’inimicizia è un inganno. Questo è l’incontro, fatto giorno per giorno, che costruisce una comunità, ed è solo nella comunità che può germogliare e custodirsi il cambiamento, l’orizzonte di futuro.









Da sinistra: p. Giuseppe Bettoni, il sindaco Giuliano Pisapia e il professor Franco Vaccari


Questo post è associato al progetto: CasArché

Postato Venerdì 16/10/2015 da Stefania Culurgioni