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Pedro Klien

Matteo ha una nuova famiglia, Francesca ha ritrovato la serenità

Oggi è il 20 novembre 2015, la Giornata Internazionale dei Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. 

Per l'occasione vi raccontiamo le storie di due bambini, Matteo e Francesca:

Matteo è un bambino di cinque mesi. Sua mamma si chiama Aleksandra ed è una ragazza di origine ucraina di 22 anni, suo papà si chiama Anish, è nato in India 25 anni fa: entrambi fanno i camerieri a Milano. Matteo è nato dalla loro storia d’amore, ma quando è arrivato i suoi genitori non erano pronti ad accoglierlo. Aleksandra è una ragazza con profondi disagi psichiatrici e una grande sofferenza interiore e fin da subito non è riuscita a prendersi cura del piccolo. Quando Matteo e sua mamma sono arrivati nella Casa di accoglienza di Arché, dopo la segnalazione dei servizi sociali di Milano che seguivano la ragazza già da dopo il parto, gli educatori hanno affiancato la giovane mamma per aiutarla col suo bambino. Aleksandra ci ha provato, ma si è resa conto che non ce la poteva fare: qualche settimana fa, Matteo è stato dato in affido ad una famiglia milanese. Sua mamma potrà vederlo ogni due settimane in uno spazio neutro protetto, il loro legame non sarà distrutto ma il bambino crescerà con adulti che sanno prendersi cura di lui. Aleksandra è tornata a vivere con Anish.

Francesca è una ragazzina di 12 anni ed è arrivata ad Arché da qualche mese insieme a sua mamma Diodora. Le cose, prima di arrivare nella casa di accoglienza, non andavano bene: i suoi genitori litigavano sempre, venendo spesso alle mani, la mamma di Francesca era caduta in un grave stato di depressione. Finalmente, la donna ha trovato il coraggio di allontanarsi da casa portandosi via la figlia e ha chiesto alla Onlus di accoglierla. Francesca ha ritrovato un ambiente di serenità: a scuola è sempre andata benissimo e nessuno dei suoi insegnanti avrebbe mai sospettato che in casa sua viveva l’inferno. Oggi è una ragazzina che non è più costretta a dissimulare, può essere se stessa, ama suonare la chitarra, non  deve più prendersi cura dei suoi genitori come se la mamma fosse lei. Ma quello che più importa è che lei e sua mamma stanno recuperando e costruendo insieme un rapporto sano.

Sono solo due storie dei tanti bambini che sono stati accolti nella Casa di Accoglienza di Fondazione Arché Onlus. Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: quel giorno infatti, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione che fissa per iscritto i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.

Sono oltre 190 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione, in Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991. E proprio nel 1991 Arché cominciava ad esistere: in quell’anno, sullo stimolo dato da Padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente di Fondazione Arché, un gruppo di volontari iniziò a fare qualcosa di concreto per i bambini malati di Aids. Col tempo, venuta meno l’emergenza, Arché si è dedicata al nucleo mamma e bambino che vive una condizione di disagio psichico e sociale.

L’obiettivo di Arché è “inventare ogni giorno la speranza”: “In questi venticinque anniha detto Padre Giuseppe Bettoni - abbiamo camminato insieme a numerose mamme con i loro bambini, donne oppresse dalla colpa, dal disagio, dalla violenza e da tutte quelle forme, più o meno sottili, di maltrattamento che ci hanno condotto ad aprire una struttura di accoglienza per mamma e bambino e a progettarne a breve un’altra. Ci siamo trovati davanti a casi difficili dove i sentimenti si intrecciano con la ragione, la legge con l’istinto, così come l’aspetto giuridico, psicologico e morale, ma finanche giudiziario. Ogni volta però c’è un bene primario, che perseguiamo sempre: ed è il bene del bambino”.

Immagine| @Pedro Klien

 












Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Venerdì 20/11/2015 da Stefania Culurgioni