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European Parliament Photo

Jenny e Aisha: Arché contro la violenza sulle donne

In occasione del 25 novembre 2015, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, pubblichiamo la storia di due donne che hanno trovato il coraggio di dire “Basta!” alla violenza. Jenny e Aisha sono accolte nella Casa di Accoglienza di Fondazione Arché Onlus.

Jenny non aveva scelta: se non voleva morire ammazzata di botte, doveva andare “a lavorare”, come le diceva suo marito, “e portare a casa i soldi”. Ogni sera alle dieci quindi, lasciava il suo bambino di sei anni alla madre, le diceva che andava a fare la cameriera in un bar, invece andava sulla strada, in una periferia di Milano lontano da casa sua: faceva la prostituta.

Se non portava abbastanza soldi o se protestava per il lavoro cui era costretta, suo marito la picchiava, ma le botte volavano anche per improvvise ed immotivate crisi di gelosia. Un giorno, le maestre della scuola l’hanno convocata: il bambino passava le giornate in silenzio per poi all’improvviso avere violenti scatti d’ira. È allora che Jenny ha deciso di dire basta.

Jenny ha vissuto per un anno e mezzo in Casa accoglienza, luogo di rifugio, ma anche di ripartenza per un futuro di speranza. Certamente le cose non sono semplici: è una donna ferita che deve ritrovare la fiducia in se stessa e negli altri.

«La Casa di Accoglienza di Arché è un rifugio per molte donne con bambini che subiscono violenze dai compagni o dai maritiha detto Padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente della Onlusè un luogo di rifugio nel momento dell’emergenza, ma al tempo stesso diventa occasione per riprendere in mano la propria vita e rilanciarla con speranza verso il futuro. Un futuro di responsabilità».

Il 25 novembre 2015 è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: secondo i più recenti dati diffusi dall’Istat, la violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, pari al 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Di queste, il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri.

Secondo Eures-Ricerche economiche e sociali, ente autore del Rapporto sul femminicidio in Italia negli ultimi 10 anni diffuso nel 2013, il 35,7% delle vittime di omicidio sono donne, 179 su 502. Il 66,4% delle volte, il femminicidio è commesso dal marito o dal compagno, oppure dall'ex partner. Il movente è prevalentemente passionale ed è collegato spesso alla volontà della donna di interrompere il rapporto.

«Trovare il coraggio di chiedere aiuto, ecco quello che diciamo a tutte le donne che subiscono vessazioni, violenze, maltrattamentiha continuato Padre Giuseppe Bettoniuscire da quel tunnel di angoscia e disperazione è possibile, ricostruire una vita si può».

Come è successo ad Aisha, una donna egiziana di 34 anni, madre di due bambini affetti dalla nascita da due gravi patologie. Arrivata in Italia con un permesso di soggiorno legato all’attività lavorativa del marito, un rispettabile funzionario, voleva dedicarsi a trovare le migliori cure per i suoi figli. Presto però si è scontrata con una vita domestica fatta di violenze fisiche e psicologiche da parte del marito che le ha impedito di avere qualunque contatto con l’esterno e ha cominciato a picchiarla davanti ai figli.

Quando una sera l’uomo se l’è presa anche con uno di loro per lei è stato davvero troppo. È scappata di casa con i suoi bambini e ha sporto denuncia alla Polizia di Milano ed è così che è stata accolta con i due bambini nella Casa Accoglienza di Arché.

Con l’aiuto degli educatori, Aisha sta provando a dare ai suoi figli una vita “normale” e dignitosa. I bambini, seguiti da terapeuti preparati, hanno fatto passi da gigante e la loro mamma può finalmente affrontare il futuro con speranza. Aisha oggi è più forte e sa di aver fatto la scelta giusta. 

Immagine| European Parliament












Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Lunedì 23/11/2015 da Stefania Culurgioni