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Violenza

Mi-Lorenteggio racconta la storia di Jenny e Aisha di Arché: 25 novembre 2015 Giornata contro la violenza sulle donne

Milano, 24 novembre 2015 -  Jenny non aveva scelta: se non voleva morire ammazzata di botte, doveva andare “a lavorare”, come le diceva suo marito, “e portare a casa i soldi”. Ogni sera alle dieci quindi, lasciava il suo bambino di sei anni alla madre, le diceva che andava a fare la cameriera in un bar, invece andava sulla strada, in una periferia di Milano lontano da casa sua: faceva la prostituta. Se non portava abbastanza soldi o se protestava per il lavoro cui era costretta, suo marito la picchiava,ma le botte volavano anche per improvvise ed immotivate crisi di gelosia. Un giorno, le maestre della scuola l’hanno convocata: il bambino passava le giornate in silenzio per poi all’improvviso avere violenti scatti d’ira. È allora che Jenny ha deciso di dire basta. Jenny ha vissuto per un anno e mezzo in Casa accoglienza, luogo di rifugio, ma anche di ripartenza per un futuro di speranza. Certamente le cose non sono semplici: è una donna ferita che deve ritrovare la fiducia in se stessa e negli altri.

«La Casa di Accoglienza di Arché è un rifugio per molte donne con bambini che subiscono violenze dai compagni o dai mariti – ha detto Padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente della Onlus – è un luogo di rifugio nel momento dell’emergenza, ma al tempo stesso diventa occasione per riprendere in mano la propria vita e rilanciarla con speranza verso il futuro. Un futuro di responsabilità».

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Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Mercoledì 25/11/2015 da Stefania Culurgioni