Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

CHIUDI

Imparare dai bambini

Se penso a “come gira il mondo” ultimamente mi viene da dire che sarebbe un mondo migliore in mano ai bambini, senza l’influenza di noi adulti. Loro che sanno amare senza riserve.

Entriamo nelle scuole con lo scopo di aiutare i ragazzi a manifestarsi, ad essere più solidali tra loro, gettiamo i semi di una cittadinanza che sia davvero solidale, dove le diversità religiose e culturali conducano ad un sano confronto e apprendimento con l’altro e dell’altro. Proviamo ad insegnarci a vicenda ad essere, e ad amare, senza paura.

E loro, i bambini, i ragazzi, ci insegnano tutte le volte una lezione di vita fondamentale. Dopotutto siamo noi che abbiamo le paure e le trasmettiamo nel loro modo di pensare durante la loro crescita. Lo abbiamo scritto anche sul nostro calendario di quest’anno, e lo condividiamo spesso senza stancarci mai di ripeterlo: “Un bambino è tutto orecchie: ascolta per imparare a parlare. Le parole per lui sono inizialmente senza significato. Ma quando le ripete s’accorge di provocare degli effetti su chi gli sta intorno: si sente ascoltato e non smetterà più di parlare”.

Lo stesso deve essere per il rispetto e l’amore. Se i bambini si sentono amati e rispettati, sapranno come amare con rispetto TUTTI. Per sempre. Senza diversità.

Siamo in aula e nella realizzazione di un proprio oggetto rappresentativo è straordinario vedere che un ragazzo rappresenta un sole, traduzione letterale del suo nome. E lui vuole dirlo a tutti, senza paure. Ma è ancora più bello scoprire che questa informazione per i suoi compagni è una condivisione che suscita curiosità positiva.

Tra le aspettative riversate sul percorso ci ha colpito leggere che una ragazzina francese si aspetta di migliorare la sua lingua italiana per riuscire a stare meglio con i suoi nuovi compagni e poterla poi insegnare anche ad altri stranieri. Già nel suo pensiero riconosciamo un afflato di solidarietà e partecipazione.

E con il compagno ospitato provvisoriamente in una parrocchia perché la famiglia non ha più niente se non tanta voglia di ricominciare, eccoli lì ad aiutarlo a non sentirsi a disagio.

Allora: chi deve imparare da chi? Forse siamo noi che dobbiamo ascoltarli TUTTI. Imparare ancora a crescere vicino a loro. IMPARARE cos’è il rispetto, come amare ed essere solidale con l’altro indipendentemente dalla sua cultura e colore della pelle.

I bambini sono energia per la famiglia umana, per tutte le famiglie umane: con la prevenzione nelle scuole proviamo a “nutrirli”.












Questo post è associato al progetto: Ujana. Educare alla salute in adolescenza

Postato Mercoledì 16/12/2015 da Paolo Dell'Oca