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Coppie miste: un’esperienza

Da una ventina d’anni mi occupo di coppie di mista religione, nell’ambito del mio impegno nel CADR (Centro Ambrosiano di Dialogo con le Religioni) con il suo Consultorio Famigliare Interetnico. Prima di offrire qualche riflessione porto qualche dato per inquadrare questa realtà.

Il Consultorio è stato istituito in aiuto dei parroci, degli operatori della pastorale famigliare e delle   coppie. In media incontriamo 25-35 coppie all’anno per il discernimento e arriviamo a una ventina di matrimoni religiosi misti, con dispensa dell’Ordinario. La relazione con le coppie continua anche dopo il matrimonio specialmente quando, con la nascita dei figli, si affrontano i problemi educativi.

Il modo di incontro passa per un’accoglienza attenta, discreta, chiara. Si cerca di rendere coscienti i giovani delle difficoltà che incontreranno, ma anche alla luce dell’esperienza americana ed europea, si prospetta loro come potranno diventare vero mezzo di incontro nel rispetto delle differenze e nella collaborazione sui valori comuni. I temi che generalmente si affrontano sono: il significato del matrimonio per l’uno e per l’altro a partire da quello che le proprie religioni, culture e diritti prevedono; l’approccio alla relazione; i ruoli nella relazione e poi verso i figli; il rapporto con la famiglia d’origine e la comunità di riferimento; l’educazione dei figli dal punto di vista religioso e pedagogico.

Gli incontri sono individuali e di gruppo. Un gruppo è formato da coppie: alcune hanno già figli adolescenti, altre hanno figli ancora piccoli. Altri gruppi sono composti da solo fidanzati, differenziati per diverse esperienze ed esigenze dei nubendi. Come gruppi ci si incontra ogni 2 mesi e si condividono amicizia, esperienze religiose, problematiche educative nei confronti dei figli e quant’altro e si finisce con una frugale cena fraterna.

Le coppie, di solito, almeno all’inizio del loro percorso, incontrano varie difficoltà: dall’accettazione delle reciproche famiglie d’origine, ai problemi burocratici per via delle diverse legislazioni dei vari Paesi, alla difficoltà a comprendere bene il significato di un matrimonio tra due persone di religione diversa, che pure considerano importante il fattore religioso. Si cerca di superare tali difficoltà offrendo la conoscenza della religione dell’“altro”, approfondendo la propria, non rinunciando alla propria identità facendola progredire in tanti aspetti. Infatti, quando le coppie ormai sposate e con figli si incontrano, testimoniano che più si ha una nuova propria identità e una buona conoscenza e pratica della propria religione, meglio si è disposti a capire ed accettare la fede dell’altro, anzi a condividere nella vita familiare i valori comuni alle due fedi.

L’educazione dei figli richiede molto impegno, chiarezza, sensibilità, ma educare è impegnativo per tutti, per qualsiasi famiglia, soprattutto al giorno d’oggi! Il confronto nel gruppo è molto utile e sempre vivace su questi argomenti.

Come in tutte le coppie e famiglie ci sono poi gli alti e bassi, i problemi sono tanti.

Ovviamente l’amore è un collante formidabile tra le coppie, e ci fa capire che tutti dobbiamo mettere amore se nella nostra società interetnica, multiculturale e interreligiosa vogliamo vivere in pace ed arricchirci dei valori reciproci.


don Giampiero Alberti

(Servizio per il dialogo interreligioso della Diocesi di Milano)

 

Immagine| @LennartTange














Postato Lunedì 21/12/2015 da Paolo Dell'Oca