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Sham Hardy

Incontri nelle scuole per parlare di Hiv

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Qualcuno non sa ancora cos’è. Qualcun altro pensa che non sia una malattia così pericolosa: “Tanto non si muore più”, è la rassicurazione inconscia. Altri ancora pensano che “tanto è una malattia che si vede se uno ce l’ha”, e generalmente “ce l’ha chi si droga”.


Ecco alcuni dei luoghi comuni che gli adolescenti hanno nei confronti dell’Hiv: a raccontarlo sono gli operatori di Fondazione Arché che, insieme alla dottoressa Sefora Castelletti, infettivologa agli Ospedali Riuniti di Ancona, hanno avviato dal 2013 “Ujana. Educare alla salute in adolescenza”, un progetto di prevenzione per l’individuazione precoce e il supporto del disagio giovanile realizzato grazie a Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno (Carisap) per educare alla salute in adolescenza.


Lo scorso giovedì 4 febbraio 2016 nella scuola secondaria di primo grado Sacconi dell’ISC Nord di San Benedetto del Tronto c'è stato il primo appuntamento ma seguiranno altri incontri, nella stessa scuola Sacconi, nella scuola Manzoni e all’istituto S. Giovanni Battista, per tutto l’anno, una volta al mese.


Il nome Ujana è ispirato ad un progetto parallelo di Arché nato per i bambini delle scuole primarie in Kenya. Partito nel 2013 a San Benedetto del Tronto, ha coinvolto finora più di 200 adolescenti. Insieme agli operatori di Arché, i ragazzi si sono confrontati su loro stessi: sui loro pregi e difetti, su come ognuno vive i successi e su come affronta gli insuccessi, su come si trasformano le relazioni con i familiari o gli amici. Si è parlato di bullismo e si è parlato anche di comportamenti a rischio. È in quest’ottica che sono nati gli appuntamenti con l’infettivologa Castelletti, per affrontare il tema dell’Hiv.


«Negli incontri precedenti, i ragazzi si sono dimostrati entusiasti e collaborativiha raccontato la referente di Ujana per Arché Ilaria Quondamatteo - prima di tutto parliamo di quali sono i comportamenti pericolosi. Per esempio ci siamo inventati il gioco del semaforo: sono loro stessi a enunciare con un cartello rosso, giallo e verde le situazioni o i comportamenti a rischio. Sono loro a ragionarci su, e poi ci confrontiamo insieme. In questo contesto, si inserisce il confronto sull’Hiv».


«Molti adolescenti sono convinti che l’Hiv non sia pericolosocommenta la dott.ssa Castellettiil pensiero che fanno è: tanto non si muore più, tanto ci si cura, tanto se uno ce l’ha sicuramente si vede, e comunque ce l’ha chi si droga. Io spiego loro che non è così: è vero che di Hiv non si muore, ma neanche si guarisce. È una malattia cronica che va curata tutta la vita, e che può causare altre patologie più importanti. Inoltre chi ha l’Hiv non ha segni visibili. Con i ragazzi parliamo liberamente di sessualità e di comportamenti rischiosi, ma facciamo anche prevenzione, parliamo di come avere comportamenti consapevoli e responsabili e parliamo del fatto che non bisogna discriminare chi è sieropositivo».


«L’obiettivo principale del progetto Ujanaspiega padre Giuseppe Bettoni, Fondatore di Arché Onlusè quello di individuare preventivamente ogni forma di disagio nella delicata età dell’adolescenza. Riteniamo quindi che coltivare un percorso di confronto e conoscenza di sé all’interno della scuola, unitamente al lavoro in rete con gli altri attori sociali, sia fondamentale. Si previene il disagio e si crea anche coesione nella comunità».

Foto Sham Hardy












Questo post è associato al progetto: Ujana. Educare alla salute in adolescenza

Postato Venerdì 05/02/2016 da Stefania Culurgioni