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I diritti dei minori

Tutti i bambini hanno dei diritti. La Costituzione italiana li ricorda in alcuni articoli specifici. E, a livello più generale, alcune forme di tutela per i più piccoli sono garantite dalla Convenzione Onu del 1989. Nel 1990, appena un anno dopo, in Italia i giornalisti, la Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono Azzurro sottoscrissero la Carta di Treviso (aggiornata nel 2006), per disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. Fatto salvo il diritto di cronaca, viene chiesto a tutti i mezzi di informazione di difendere l'identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l'armonioso sviluppo psichico.

Purtroppo, sono numerosissimi gli esempi di come queste tutele – che, appunto, sulla carta esistono – poi, di fatto, non vengono sempre garantite. Anche perché (nel caso specifico della Carta di Treviso) la comunicazione responsabile e rispettosa dei minori è richiesta ai giornalisti, ma come sappiamo oggi tutti possono – nel bene e nel male – fare attività di informazione. E così, se su un giornale o in un Tg un giornalista è “obbligato” a rispettare alcune regole di tutela del bambino, in un qualunque salotto televisivo è possibile mostrare il minore, senza attenzione o cautele alcune.

Ma andiamo per ordine. E cerchiamo di vedere i principali diritti dei bambini.

La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, dedica ai ragazzi quattro articoli: 30, 33, 34 e 37.

-         Art. 30

È dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provve­de a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei mèmbri della famiglia legittima. La legge detta le nome e i limiti per la ricerca della paternità.

-         Art. 33

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme geneiali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e i gradi.Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini di scuole o per la conclusione di essi e per la abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accade­mie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

-         Art. 34

La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvi­denze, che devono essere attribuite per concorso.

-         Art. 37

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Inoltre, l' articolo 3 stabilisce il principio di uguaglianza formale: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di alcun genere (compresi, quindi, i minori); mentre l'articolo 31 attribuisce allo Stato il compito specifico di tutelare l'infanzia e la gioventù favorendo la nascita delle istituzioni necessarie a questo fine.

Per quanto riguarda la Convenzione Onu, ci sono ben 42 articoli tutti dedicati ai bambini e agli adolescenti. Sono quattro i principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza:

a)            Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

b)            Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

c)            Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati decono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d)            Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Nel nostro Paese, poi, esistono altre leggi di tutela:

- la legge 451/97 è di fondamentale importanza per quanto concerne le attività di controllo e di indirizzo in materia di tutela dell'infanzia

- la legge 285/97 introduce disposizioni finalizzate alla promozione di diritti ed opportunità per l'infanzia e l'adolescenza

- la legge 269/98 tutela dei minori contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale

- la legge 148/2000 si introduce nell'ordinamento giuridico italiano la Convenzione sulla proibizione dello sfruttamento del lavoro minorile

- la legge 2/2001 la legislazione italiana compie un passo in avanti per ciò che concerne la tutela dei minori: viene infatti abrogato dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1975, n. 191 in materia di arruolamento dei minorenni

Infine, la Carta di Treviso obbliga i giornalisti a garantire l'anonimato e la non riconoscibilità del minore coinvolto. Nei casi di intervista, il ragazzo non deve partecipare a trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori. Dal canto suo, lo Stato deve incoraggiare lo sviluppo di appropriati codici di condotta affinché il bambino sia protetto da informazioni e messaggi multimediali dannosi al suo benessere psico-fisico. Insomma, a livello teorico le garanzie per i bambini ci sono. Ma nella pratica?

Qualche numero

Stando agli ultimi dati statistici diffusi dall’Istat, nel nostro Paese le nascite non sono mai state così poche dal 1861, la data dell’unità d’Italia. Nel 2015, sono nati 488mila bambini, 15mila in meno rispetto all’anno precedente. Calano le nascite da madri sia italiane sia straniere, sale invece l’età in cui si hanno figli.

Secondo Save the Children (6° Atlante dell’infanzia, 2015), nel nostro Paese circa un bambino su 20 non può contare su due paia di scarpe l’anno (di cui almeno uno utilizzabile in ogni stagione) e non riceve un pasto proteico al giorno. Quasi uno su 10vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici, festeggiare il suo compleanno, comprargli abiti nuovi, libri non scolastici, mandarlo in gita con la sua classe. Uno su seinon ha la possibilità di frequentare corsi extrascolastici (musica, sport,…), quasi uno su 3 di trascorrere almeno una settimana di vacanza lontano da casa. Solo tre bambini su 10, che frequentano la scuola primaria, hanno il tempo pieno a scuola e nel 40% degli istituti scolastici principali non c’è il servizio mensa.

Migliaia di minori pagano un prezzo altissimo all’illegalità e corruzione che pervade i territori in cui vivono: almeno 85 i bambini e adolescenti incolpevoli uccisi dalle mafie dal 1896 ad oggi e molti di più coloro che hanno assistito all’uccisione di familiari, ritrovatisi orfani o adescati e arruolati giovanissimi nelle file della criminalità organizzata.

E tra le numerose ferite che affliggono l’infanzia in Italia, l’Atlante documenta il clima di violenza nel quale crescono troppi bambini: si stimano in circa 400 mila i minori vittime di violenza assistita dentro le pareti domestiche.

Non possiamo infine non ricordare la condizione dei minori stranieri che arrivano in Italia da soli (nell’ultimo anno più di undicimila - mappa Arrivati via mare) che, dopo un viaggio spesso drammatico, anche in Europa sono a rischio di cadere in circuiti criminali di sfruttamento.

Agnese Pellegrini

Immagine| @hipnos














Postato Martedì 07/06/2016 da Paolo Dell'Oca