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I bambini e le mamme di Arché da papa Francesco

Ammetto di aver provato enorme gioia nello scoprire di essere stata invitata a partecipare a un'udienza di papa Francesco, con la possibilità di salutarlo e di parlargli. Insieme a una certa ansia, a dir la verità. Con tanti dubbi. Il primo: che cosa gli regalo?

Sì, perché è usanza che le persone “ammesse al baciamano”, come si dice in termine tecnico, portino in dono qualcosa al Pontefice.

E qui si è manifestato il problema, perché sfido chiunque ad avere in mente un bel regalo da fare al Papa. Insomma, non è che te la puoi cavare con una penna o un’agendina, che sono nella top list dei regali maschili. Scartati anche i tipici regali “da prete”: libri vari, crocifissi, medagliette. Quindi, che cosa rimane?

Devo confessare che ho pensato molto a che cosa regalare a Francesco. Volevo donargli non tanto un oggetto, per quanto prezioso o importante, ma un'emozione, una sensazione personale. E allora ho avuto l’idea: quella di portargli, anche se metaforicamente, i bambini e le mamme di Arché, i loro sogni, i loro desideri, la spontaneità tenera e disarmante che rappresenta la loro ricchezza.

E così, trasmessa l’idea a padre Giuseppe, si è messo in moto un autentico “laboratorio artistico”: le mamme hanno scritto, i piccoli hanno disegnato. Alla fine, è stata realizzata la busta da lettere più bella del mondo: di cartoncino rigido, allegra di colori e disegni e perfino con due “occhi” che si muovevano!

La mattina dell’udienza è stata intensa e stancante: io avevo la lettera stretta tra le mani e l’ho tenuta così per tutto il tempo. Credevo che mi sarei sciolta, tanto era il caldo. E deve averlo creduto anche il Papa, che era stanco, provato, con poca voce. Dentro di me, ho davvero temuto che non avrebbe trovato la forza per i saluti, il momento cioè in cui gli avrei consegnato il “mio” regalo.

E invece, inaspettatamente, finita la cerimonia, papa Francesco è “rinato”. Ha fatto prima un giro per la piazza, poi si è recato dai malati presenti, infine è arrivato da noi (io, intanto, ero sempre più sciolta).

E quando è giunto il mio turno, gli ho dato la lettera e gli ho raccontato di Arché, delle mamme e dei bambini, dei volontari e degli operatori, dei tanti progetti, dei mille sogni, della forza e del coraggio di questa avventura.

Gli ho detto tutto parlando, come è mio solito, di getto. L’aspetto straordinario, però, è stato rendermi conto di come il Papa seguisse il mio discorso, rigirasse la lettera tra le mani, incuriosito dai colori e dai disegni. E quando vedo le fotografie che ricordano quella mattina, mi commuove sempre un po’ accorgermi dello sguardo attento di Francesco: mi viene in mente l’immagine della natività e quella frase del Vangelo che dice «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».

Ecco, io so che il Papa ha custodito Arché nel suo cuore. E il regalo, invece di farglielo io, l’ho ricevuto da lui.

Agnese Pellegrini












Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Giovedì 30/06/2016 da Paolo Dell'Oca