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L'ora dei ponti

Un paio d’anni fa feci un personal assessment. È una situazione in cui il datore di lavoro, o chi per esso, chiede ad una società di consulenza di profilare i suoi dipendenti attraverso diversi tipi di questionari ed un colloquio uno a uno.

Fu un gran divertimento, oltre che una situazione piuttosto interessante: dopo avere compilato test per 5 ore sono stato introdotto ad incontrare il deus ex machina dell’assessment, il quale rivelò che, statistiche alla mano, non capiva se io fossi un cane o un gatto.

Cane e gatto, cane e gatto, chi l’ha detto che non si può?

La mia divertita curiosità felina e il desiderio (tipicamente canino?) di essergli d’aiuto mi spinsero ad offrirgli una soluzione per quel dilemma, e pensavo a questo quando stamani l’algoritmo di Facebook, fondato sulla mia user experience, ha ritenuto opportuno mostrarmi un articolo che spiegava come i cani si affezionano alle persone mentre i gatti ai luoghi.

Gli animali non sono il mio, la mia vita con un animale domestico è durata poco meno di due settimane, ma ho riflettuto sul fatto che una parte di me tende ad antropomorfizzare i luoghi, attribuendogli caratteristiche umane: ci sono località schiette ed empatiche, e altre spocchiose ma meditative; reputo un certo paesino superficiale e poco interessato a conoscere gli altri, mentre quella tale città sa essere brillante e propositiva.

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Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Lunedì 18/07/2016 da Paolo Dell'Oca