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Gesù e adultera

Spezzare il cerchio della violenza mimetica

Proviamo a renderci presenti alla scena narrata dal Vangelo di Giovanni, proprio come se fossimo fisicamente lì sulla spianata del tempio di Gerusalemme.

Gesù come suo solito è seduto a parlare alla gente e vediamo arrivare un gruppo di esaltati che strattonano una ragazza che dicono di aver sorpreso in adulterio e la mettono in mezzo, proprio come se venisse messa qui in mezzo alla chiesa… ma a loro non interessa tanto la ragazza, potevano lapidarla senza fare tante storie e invece vogliono provocare  Gesù: se dirà di perdonarla si pone in contrasto con la Legge di Mosè, se approverà la sua lapidazione contraddice tutto quello che ha detto finora.

Immaginiamo cosa girava nella testa di quegli esaltati: oggi lo incastriamo per bene, da qui non scappa, o una cosa o l’altra, non ci sono alternative.

Due cose fa Gesù: si china per terra e si mette a scrivere. Molti hanno cercato di scoprire cosa mai potesse scrivere Gesù: chi voleva che scrivesse i peccati di coloro che accusavano la donna, chi qualche versetto della Bibbia… ma non ci è dato di sapere. La cosa che non ci deve sfuggire è il gesto di Gesù che si china e chinandosi spezza il cerchio intorno a quella ragazza, rompe il cerchio di quella che Girard chiamava la «violenza mimetica». Spezza quella condizione per la quale un gruppo funziona e che sta anche a fondamento del nostro convivere civile. Noi stiamo sempre insieme finché c’è un nemico comune da combattere. Se non c’è, ce lo inventiamo e pensiamo che, eliminando lui, tutto andrà bene perché eliminando lui otteniamo due vantaggi: il primo che siamo finalmente uniti; il secondo che così facendo sfoghiamo la nostra aggressività, la nostra violenza.

Così si fanno le guerre, così si facevano fuori le streghe, così ancora oggi si perseguitano i diversi, così si sterminano popoli…

Prima l’altro viene demonizzato e finché questo avviene nelle squadre di calcio può anche essere accettato, anche se sarebbe meglio che non ci fosse, ma purtroppo sono così sia la politica sia il convivere sociale: l’altro è il nemico. Perché? Perché vuole le mie stesse cose, se volesse altre cose non sarebbe mio nemico.

Come spezzare questo cerchio di violenza? Gesù lo fa compiendo appunto un gesto semplicissimo: si china di fronte alla donna che è in piedi davanti a lui. Pensate alla potenza dell’immagine: Gesù che stava seduto come dice all’inizio della pagina a insegnare, e quindi anche come giudice, si china davanti a una donna peccatrice. Un gesto che nella sua semplicità è capace di una potenza dirompente.

La donna che ha alle spalle i suoi accusatori con le pietre già pronte in mano, vede Gesù chinato a terra di fronte a lei in un silenzio per lei immagino inquietante, ma che è capace di interrompere tutto quel montare di aggressività e di violenza. Se Gesù avesse sfidato a viso aperto la folla, avrebbe contribuito ad aumentare la ferocia, e probabilmente avrebbero fatto fuori anche lui subito, infatti così finisce il capitolo: raccolsero pietre per scagliarle contro di lui…(8,59).

Invece il Signore si china in silenzio, invitando tutti a chinarsi e a guardare in se stessi e poi scrive col dito per terra. Non dimentichiamo che siamo nel tempio, c’è il lastricato del tempio, le pietre del pavimento e il dito che scrive sulle pietre richiama agli ebrei che il dito di Dio ha scritto la legge sulle tavole di pietra, ed è come se Gesù volesse scrivere qualcosa sui loro cuori di pietra. Gesù vuole scrivere sui loro cuori induriti, malati di sclerocardia.

E questi invece insistono, vogliono da Gesù una parola che possa essere utile per inchiodarlo come trasgressore della Legge, non fanno quello che il Signore chiedeva di rientrare in se stessi, di pensare al proprio cuore e allora dice loro apertamente: chi è senza peccato scagli la prima pietra. È una domanda che arriva dritta al cuore, anche al cuore più pigro o falso. E nessuno può dire di essere senza peccato, solo Gesù, lui che è senza peccato, avrebbe potuto scagliare una pietra, ma non lo fa. Ma non lo fa nemmeno nei confronti di coloro che vorrebbero lapidarla. Gesù è venuto anche per loro, la sua missione è per chiamare e salvare i peccatori ed è per questo che li provoca, li fa pensare, non li condanna perché anche per loro c’è la misericordia di Dio.

Ma li rimanda alla responsabilità personaleScagli la prima pietra. Perché in questi fenomeni di massa, di esecuzioni collettive – anche la televisione e la stampa tante volte sono esecuzioni collettive! – è importante la prima pietra,chi ha la responsabilità dell’inizio, tutti gli altri lo seguono per contagio. Quando uno ha lanciato il primo sasso, poi lo fanno tutti gli altri, come una iena che fiuta sangue, lo linciano. Il primo deve pensarci bene perché è lui che dà inizio, che sta al principio.

Pensi ognuno di essere al principio e responsabile di ciò che fa! Non sia gregge, pecora che segue la violenza generale. Guardiamo dentro di noi alla violenza che ci abita. Quindi Gesù richiama alla responsabilità personale che mette fine al cerchio di violenza mimetica che vuol trovare il colpevole fuori, combatterlo fuori perché il male è sempre l’altro! No, il male l’abbiamo dentro noi. Fino a quando non lo vinco dentro di me, è inutile che faccia finta, così che facendo male agli altri, uccidendo gli altri penso di aver risolto il male. Ognuno si assuma la responsabilità. La coscienza del proprio male è forse il più grande dono che l’uomo possa avere.

Allora se ritorniamo sul piazzale del tempio lo troviamo vuoto, la gente si dissolve nel nulla e lui lì, solo con la donna, in mezzo. A quel punto Gesù si rialza: Donna, lo stesso appellativo riservato a sua madre, alla samaritana, a Maria di Magdala nell’alba di Pasqua, se per quegli altri era un’adultera, una peccatrice, per Gesù è una donna. Lei è restituita alla sua dignità di donna. La misericordia le ridona la vita, quando la legge l’aveva destinata alla morte.

Ed è proprio così, l’abbiamo sperimentato qualche volta anche noi: il perdono ti cambia la vita, il perdono ti rende libero. Quando puoi dire: qualcuno mi accetta, mi vuole bene e se uno si sente accettato e voluto bene, perdonato è un uomo nuovo, ha il cuore nuovo, ha lo Spirito nuovo, ha la legge di Dio scritta non più col dito sulla pietra, ma scritta sul cuore di carne, un cuore che conosce chi è il Signore: è uno che ama e perdona. E conosce anche chi è lui: è uno amato e perdonato e, quindi, un uomo nuovo.

I supercattolici avrebbero avuto da ridire ieri come avrebbero da ridire oggi: «Ti sei esaminata? Sai cosa hai fatto? Sei pentita? Prometti di non farlo più?». Perché la questione è davvero delicata: vuol forse dire che Gesù voglia abolire la Legge? Ma aveva già detto che lui non era venuto ad abolire nemmeno uno iota. Gesù non dice che la legge è cattiva – la legge è buona se denuncia il male – ma la legge non salva nessuno, la legge ci dice che facciamo il male. Perché Dio ha dato la legge? Per farci sentire dei vermi sempre in colpa? Ecco normalmente noi percepiamo la legge come condanna delle nostre azioni e di noi stessi come trasgressori. Gesù invece fa capire che fin dal principio Dio non ha voluto condannare l’uomo, ha voluto condannare il male e perdonare l’uomo.

Questa donna colta in adulterio rappresenta ogni uomo che in fondo non ama il suo Signore, lo Sposo, dice che siamo tutti adulteri. Il nostro cuore è facilmente adultero. Il suo bisogno di amore lo conduce spesso all’infedeltà. Il cuore di Dio però è più grande del nostro, Gesù distingue il peccato dal peccatore ed è così che esce vincente dal tranello che gli è stato posto, vincente perché trasforma la gabbia di morte in un incontro rigenerante, che ridona vita.

La Legge scritta sulle tavole di pietra può diventare pietra contro l’uomo, e questo la Chiesa ha fatto fatica nel tempo a comprenderlo, sono parole che ancora ci scandalizzano. Non è un caso che questa pagina sia stata per così dire “censurata” nella storia della Chiesa. Risulta assente nei manoscritti più antichi, per cinque secoli non è stata proclamata nella liturgia…  al punto che la Chiesa è finita tante volte dalla parte di coloro che avevano le pietre in mano contro gli altri, in nome della legge.

Gesù non ha mai castigato nessuno, ogni volta che ha incontrato qualche peccatore pubblico non ha mai praticato una giustizia punitiva, ma ha sempre condannato il peccato, così come ha sempre usato misericordia verso il peccatore, non è stato un bonaccione che ha parlato con lei come se non fosse successo nulla, come se non le fosse imputato alcun peccato, ma le ha detto: Neanch’io ti condanno, va’ e non peccare più!

Come non può peccare mai più? non diventa impeccabile quella donna, perché rimane sempre una creatura che deve essere salvata, ma non farà più il male, che è diverso. Noi facciamo il male perché siamo infelici, perché ci sentiamo di nessuno, perché ci sentiamo niente, perché ci sentiamo falliti. Chi invece ha sperimentato un amore grande che l’accoglie e l’accetta, risponde a questo amore e chi ama compie veramente la legge, perché l’amore è pieno compimento della legge. Quindi queste parole: Non peccare più sono la grande promessa. Tu adesso che hai sperimentato questo, vivi realmente nella giustizia di Dio che è l’amore che tu hai sperimentato gratuito.

Cosa rimane di questa pagina? S. Agostino dice che sul piazzale del tempio rimasero la misera e la misericordia. Ecco, teniamo questo nel cuore, sapendo che a questo incontro si arriva grazie alla capacità di Gesù di costringerci a stare in silenzio, a pensare, a spezzare con gesti semplici il cerchio della violenza mimetica, chinandoci sull’altro.

È questo il gesto di responsabilità che possiamo mettere in atto per cambiare il corso delle cose… Non basta la Legge, il minimo per vivere, occorre immettere nelle vene del nostro tempo un’abbondante infusione di perdono, di misericordia… vera speranza per il futuro.

(Gv 8, 1-11)














Postato Domenica 19/02/2017 da Paolo Dell'Oca