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Hai mai perso qualcuno a cui volevi bene e che adesso non c'è più?

Ogni educatore sa che la sofferenza pervade inevitabilmente buona parte delle comunicazioni tra operatore e utente. In particolare coi bambini trovo che sia importante porsi in una condizione di ascolto e apertura, mostrarsi capaci e pronti ad accogliere le loro emozioni, e poi saper attendere, perché non possiamo prevedere quando e come queste si manifesteranno.

Così, un sabato mattina, di ritorno dal supermercato la bambina con cui stavo portando avanti l’intervento mi pone questa domanda:

Tu hai mai perso qualcuno a cui volevi bene e che adesso non c’è più?

In quella domanda ho percepito la sua voglia di rendermi partecipe di una verità estremamente dolorosa, che lei aveva tristemente vissuto poco prima, a soli 7 anni: la perdita di un genitore.

La sua domanda mi ha molto colpito, ha suscitato in me la sofferenza per la perdita e il dolore che lei ha provato e allo stesso tempo ha risvegliato un mio dolore profondo vissuto nella mia storia di vita.

Ho risposto alla sua domanda raccontando la mia esperienza e mostrandomi interessata a conoscere la sua. Ci siamo raccontate e ascoltate continuando a camminare tenendoci per mano.

Questo momento di incontro, avvenuto su un terreno così delicato, ci ha permesso di trovare un punto di contatto e di condivisione molto intimo e personale, che è stato importante nella costruzione di una relazione di fiducia.

Talvolta l’educatore deve provare a diventare uno specchio in grado di riflettere un’immagine di verità per quanto dolorosa, difficile, a volte incomprensibile essa sia, come la morte di una persona cara e le emozioni che questa genera.

A questo punto è quindi necessario accogliere la sofferenza dell’altro, grande o piccolo che sia, per aiutarlo a nominarla, esprimerla, condividerla, dandogli la possibilità di trovare il coraggio per sostare nel dolore insieme a una persona che si dedica a supportarlo e accompagnarlo in questo difficile percorso.

La sofferenza è un’esperienza che prima o poi tutti siamo chiamati ad affrontare, ci avvicina ma non è mai uguale: la vicinanza emotiva si palesa sotto forma di profondo rispetto per la verità e il vissuto dell’altro, che permette di accogliere e condividere senza pretendere di comprenderne fino in fondo il suo sentire.

Giorgia Falanga

Immagine @Carolynn Primeau

 

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Postato Lunedì 22/05/2017 da Paolo Dell'Oca