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L'educazione parte dallo sguardo

Il termine rispetto deriva dal latino respicere nel significato di guardare, volgere lo sguardo.

Rispettare significa accorgersi dell'altro, prestare attenzione alla sua individualità.

Quante volte nel mio percorso di educatrice ho detto alle mamme in difficoltà con i propri figli: "Guarda tuo figlio con attenzione, fermati e siediti di fronte a lui: guarda e ascolta ciò che ti sta domandando, non rispondergli subito, guardalo e la risposta arriverà dritta al tuo cuore".

L'interpretazione consuma in fretta rispetto al guardare, non sa trattenere, corre veloce chiudendo molte porte. Il guardare è contemplazione, quando attende la domanda che apre un varco verso l'altro.

Lo stesso vale per noi educatori che ci troviamo spesso di fronte all'altro investendolo dei nostri desideri, decidendo quale possa essere il bene o il male per il nostro interlocutore. Ma questo atteggiamento non libera la libertà dell'altro e non lo riconosce nella sua storia privata e personale.

Cosa ne sappiamo noi di cosa possa desiderare una donna che è stata venduta e umiliata, di una donna che non ha più lacrime perchè le ha terminate o di una donna che ha nascosto il cuore sotto un macigno di ricordi angoscianti?

Allora ecco cosa mi dico sempre: impegnati a guardare e che i tuoi occhi possano toccare i suoi, esercita i tuoi occhi allo sguardo, abituati a liberarti della tua opinione.

Incontrerai sguardi che sfuggono e che vanno di fretta, incontrerai sguardi offuscati dalle lacrime, occhi ciechi che non guardano più verso l'alto e non chiedono aiuto. Allora dovrai solo guardare e aspettare.

Chi sei tu, educatore, che irrompi, stravolgi, esterni i tuoi pensieri e le tue idee inondando l'altro? Alcuni di loro sono già stati inondati dal mare che hanno dovuto attraversare per arrivare in Italia.

Altri hanno visto la morte da vicino. E allora fermiamoci a guardare. Guarda bene che ci sia lo spazio per entrare a tendere una mano o soltanto un occhio. Quando si apre un piccolo varco, entra sussurrando e dai vita allo sguardo, incontra l'angoscia di quegli occhi e lasciali liberi di sfuggire.

L'educazione riguarda la libertà, non solo la tua ma anche quella dell'altro.

Chi hai di fronte ha un compito più faticoso del tuo. Gli hai domandato di fidarsi, di affidarsi. Gli hai domandato di mostrarti fragilità e paure sepolte che diventano ancora fitte perle di dolore e tu hai il compito di guardare e contemplare la grazia di quel segreto.

Lui potrà decidere se scegliere la strada che gli stai indicando o se sceglierne un'altra.

Guarda la direzione che prende e accompagnalo solo per un pezzo di strada, ma prima di augurargli buon viaggio invitalo a rallentare il passo e a specchiarsi nei tuoi occhi: è importante che possa vedersi e possa ancora immaginare se stesso nel futuro.

Non c'è onore più grande di quello che viene dato all'educatore: portare la testimonianza della speranza che vive in noi e mostarla all'altro attraverso lo specchio del nostro sguardo.

Guardare, sospendere i giudizi e rallentare. Entrare in ascolto della voce intima e segreta dell'altro. Guardare è un atto di delicatezza e di cura: è un primo incontro gentile e lento, in cui non si consuma, in cui il tempo è sospeso e attende sorprese.

Ingrid Bianchetti

Immagine @Ed 


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Postato Lunedì 22/05/2017 da Paolo Dell'Oca