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Uno “spazio coi Fiocchi”

Archè collabora al progetto Spazio Neonato Famiglia presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma da quasi 10 anni. A partire dalla collaborazione con l’Ambulatorio di Consultazione Familiare Neonatale curato dal dott. Mario Marconi avevamo ampliato i nostri interventi in ostetricia, al nido e in terapia intensiva neonatale.
Dal partenariato con il progetto Fiocchi in Ospedale di Save the Children, nasce una collaborazione che rafforza interventi da sempre curati con grande attenzione nell’integrazione tra aspetti sanitari e sociali.

Nei nostri primi interventi avevamo potuto osservare in tutto il personale sanitario del Dipartimento Maternità del San Camillo l’attenzione a aspetti di criticità sociale e la capacità di alzare lo sguardo oltre i più urgenti aspetti sanitari. Questa disponibilità e competenza degli operatori ci ha permesso di inserirci con le nostre competenze sociali in un lavoro condiviso in protezione delle mamme e dei neonati più fragili.

Come noi rimanevamo “senza parole” davanti ai macchinari che stavano salvando la vita a un bimbo prematuro, che non pesava nemmeno 1 kg, medici, ostetriche e infermieri erano “senza parole” davanti ai contesti di povertà materiale, sociale, culturale.

Noi entravamo in punta di piedi nella stanza di una mamma sofferente a causa di un intervento d’urgenza in un parto difficile e troppo debole per andare dalla figlia nata il giorno prima, e medici e infermieri ci guardavano con la coda dell’occhio mentre ci prendevamo cura della sua tristezza e la accompagnavamo con la sedia a rotelle a vedere la bimba in terapia intensiva neonatale. Era un riconoscimento di reciproca diversità e un ringraziamento sincero per la “magia” di quello che stavamo facendo, ognuno con le proprie competenze in supporto a quanto aveva fatto o stava facendo l’altro.

Quando un operatore sanitario e un operatore sociale chiedono “Come stai?”, la risposta non è la stessa.

I tempi dell’ospedale sono molto diversi dai tempi della relazione d’aiuto. L’intervento sanitario richiede tempi veloci, anche velocissimi. In ospedale si salvano vite. Nel sociale non si salva nessuno che non abbia imparato a “salvarsi”.

Il nostro servizio è prima di tutto uno spazio di incontro, di persone, di tempi, di emozioni.

Quello che noi possiamo permetterci, e che il medico invece non può, è aspettare. Aspettare che nasca il bambino, aspettare che nasca la famiglia, aspettare che nasca uno spazio di relazione che si rivelerà tale con tempi e modi unici e irripetibili. Aspettare la famiglia, aspettare la fiducia e la conoscenza reciproca, aspettare di comprendere le loro difficoltà, le loro capacità, le loro paure, il loro coraggio. Aspettare di conoscere una storia di vita, una sofferenza, una speranza senza dare nulla per scontato. Aspettare di farci conoscere, di offrire delle risorse, di metterci in gioco professionalmente e personalmente senza dare nulla per scontato.

Nel nostro spazio di incontro con le famiglie dei bimbi appena nati non ci sono ecografie e calcoli che definiscono tempi e misure di crescita. La ricchezza del nostro spazio si svela nel tempo degli incontri: incommensurabile. Può succedere che ci siano incontri facili e veloci. Altre volte ci vuole un lungo, paziente impegno: tenace, generoso, condiviso.

Il nostro progetto si caratterizza da sempre come spazio di collaborazione. La collaborazione con il progetto Fiocchi in Ospedale di Save the Children, inaugurato il 20 gennaio scorso, è stata allo stesso tempo punto d’arrivo di un riconoscimento reciproco e punto di partenza di un nuovo impegno nel quale ci siamo subito trovati in sintonia sia in ambito metodologico che riguardo agli obiettivi posti.

Condividere la nostra esperienza è stata un’importante occasione per ampliare e rafforzare gli interventi rivolti alle mamme e ai papà che incontravamo allo Spazio Neonato Famiglia che ora era diventato uno “spazio coi Fiocchi”. Uno spazio dove non dimentichiamo mai, insieme a don Milani, che “non c’è nulla di più ingiusto quanto fare parti uguali fra diseguali”, uno spazio dove viene tenuto conto che ci sono tante, diverse possibilità per affrontare un problema, un sogno, una speranza, ma che non possiamo sottrarci alla responsabilità di rispondere a chi viene a chiederci aiuto.

Uli Mittermair

Responsabile Assistenza Ospedaliera Roma












Questo post è associato al progetto: Spazio neonato-famiglia

Postato Lunedì 22/05/2017 da Paolo Dell'Oca