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Una Vittoria per il Papa

Tutto in 24 ore. Andiamo a salutare il Papa e torniamo. Non è difficile andare a Roma, tutte le strade portano lì. E quindi anche noi di Arché ci andiamo. È facile, basta trovarsi alle 23 in CasArché, meglio se arrivi qualche minuto prima. E poi sali sul pullman, provi a dormire, scendi dopo 8 ore e sei in piazza San Pietro. Facile.

Siamo in 40, tutti diversi, più donne che uomini, più bambine che bambini, più di Milano che di Roma.

Per prima cosa sentiamo la sua voce. Perché l’individuo si fa persona quando si apre agli altri, alla vita sociale, quando fiorisce nel lavoro. Non sappiamo da dove viene ma sappiamo dove vanno i nostri pensieri. Al lavoro del trovare lavoro. Che le mamme che accompagniamo non possono “cercare lavoro”, devono trovarlo. Altrimenti il percorso di giorni e mesi e anni verso l’autonomia è messo in crisi.

Cerchiamo il Papa con gli occhi, un po’ smarriti: siamo così vicini a questo gazebo bianco, ma è vuoto: lui sta parlando da dietro le quinte, come un cantante che inizia il suo concerto dal camerino.

…la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata. Fate qualcosa. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di più. Abitare le periferie può diventare una strategia di azione...

Ci sono molte persone a questo concerto, eppure pare che Francesco canti per noi, la sua canzone parla ai nostri giorni e alle nostre fatiche.

Qualche goccia di pioggia scende e poi ci ripensa, e torna su.

È allora che Francesco compare. Prima non era in camerino, ma dai delegati della CISL, cui ha ricordato che “sindacato” deriva dal greco e significa “giustizia insieme”. Per dire.

E ora è qua, dietro quella colonna, a sorridere controcorrente, guidato dalla logica di speranza evangelica della povertà (quando Gesù manda i suoi in missione sembra che metta più cura nello spogliarli che nel “vestirli”), a ricordare che Gesù manda i suoi come pecore in mezzo a lupi.

Dunque senza fauci, senza artigli, senza armi. Il cristiano piuttosto dovrà essere prudente, a volte anche scaltro: queste sono virtù accettate dalla logica evangelica. Ma la violenza mai. Per sconfiggere il male, non si possono condividere i metodi del male.

Mentre parla non so se guardarlo dal vivo o nell’immagine zoomata di tutti gli smartphone e i tablet levati sopra le nostre teste: quello che dovremmo immortalare è ciò che non è immortalabile, il nostro stato d’animo a una decina di metri dal Santo Padre.

Una mamma tra di noi aveva sognato questo momento, e ad un certo punto nel suo sogno il Papa schioccava alla sua bimba un bacio sulla fronte. Proprio così è accaduto ed è stata una scena semplice e potentemente commuovente.

Vittoria viene portata al Papa un po’ come quei concerti in cui le rockstar si buttano sul pubblico e il pubblico le tiene e loro nuotano sulle mani delle persone, fanno crowd surfing: qua è il contrario, le mani del pubblico si offrono a portare Vicky alla rockstar, il Papa che è finito su una copertina di Rolling Stones, il Papa che per quasi tutti non è più Papa, ma è Francesco e basta.

E insieme a Vittoria arriva al Papa un cartellone con i nomi di tutte le mamme e i bambini di Arché, perché oggi si parla della speranza da non perdere, della testimonianza, del farsi trovare sempre sull’“altro versante” del mondo, quello scelto da Dio: non persecutori, ma perseguitati; non arroganti, ma miti; non venditori di fumo, ma sottomessi alla verità; non impostori, ma onesti.

Queste parole, queste immagini rimangono addosso mentre torniamo alle nostre vite: se tutte le strade portano a Roma, la sfida è tornare nelle nostre vite. E non da soli.














Postato Mercoledì 28/06/2017 da Paolo Dell'Oca