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Prendete i bambini in spalla!

Fondazione Arché è stata protagonista di una lettera pubblicata sull'edizione milanese de La Repubblica, cui il giornalista Piero Colaprico ha dato risposta (vd. immagine sotto) sabato 23 maggio. Padre Giuseppe rivolge al Dottor Colaprico una riflessione in merito.

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Gentile dott. Colaprico,

ho pensato un po’ se scriverle o meno: ho trovato la sua risposta al signor Baldacci ("Lasciate ai bambini quel cortiletto tra le case") animata dalla sapienza di chi è capace di leggere dentro questi litigi da cortile.

Le sue righe mi hanno confortato, in un tempo in cui le molteplici crisi (economica, politica, valoriale) appesantiscono l’impegno civile e quotidiano per la dignità di quelle persone, come le mamme e i bambini in situazioni di disagio da noi accolti e per i quali la mancanza di una rete relazionale non fa che complicare la vita.

Il nostro obbiettivo è immergerci in queste storie di vita, e al tempo stesso tenere alta la testa per sognare con loro un futuro diverso, per offrire loro una speranza e non condannarle a ripetere il passato.

Ma non lo facciamo a partire dalla nostra bravura, dalla nostra sufficienza: diventiamo solidali a partire dalla coscienza della nostra povertà, della nostra fragilità. Questo è il fondamento che sta alla base del nostro impegno, ma è lo stesso fondamento della Costituzione che all’art. 2, dopo aver affermato che la Repubblica è fondata sul lavoro, richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Oggi si confonde la solidarietà con un vago sentimento da spendere nelle varie campagne di raccolta fondi, dobbiamo restituire alla solidarietà la sua valenza letterale di “essere responsabili in solido” del futuro del nostro Paese, dell’umanità.

Incontrando i volontari, il cardinal Martini, con il filo di voce che ormai gli restava, ebbe a dirci che “la solidarietà è d’obbligo”. È d’obbligo come cittadini responsabili e solidali. Non è mercanzia da emozioni. È vincolo costituzionale di cittadinanza.

Ricordo con emozione quand'ero bambino lo sforzo che faceva mio papà nell’issarmi sulle sue spalle. Oltre a risparmiarmi la fatica di zampettare per i sentieri, godevo immensamente del nuovo orizzonte che si stagliava davanti a me! Il futuro, il domani, un orizzonte di speranza!

Purtroppo non sempre gli adulti oggi sono in grado di fare questa fatica e di caricarsi sulle spalle chi rimane indietro per offrirgli un orizzonte di speranza. Non voglio giudicarli male, non li sento come nemici: mi spiace che manchi il loro contributo nel costruire una società e un’umanità più solidale.

È quello che, con gli operatori e i volontari di Arché, cerchiamo di fare insieme tutti i giorni: issiamo sulle spalle questi bambini per dar loro la possibilità di guardare un po’ più in là, verso un domani abitato dalla speranza che ci vuole tutti più fratelli.

Quando i bambini sono così in alto riescono a vedere oltre i muri. Penso che lei l’abbia chiaro, ed è per questo che mi sta a cuore ringraziarla.

Cordiali saluti

Padre Giuseppe Bettoni

Immagine| @Juhan Sonin












Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Martedì 26/05/2015 da Paolo Dell'Oca