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Quanto abbiamo ricevuto

Non solo Federica ha visitato i progetti Arché a Chikuni quest’estate: in agosto un gruppo di volontari hanno partecipato ad un riuscito campo estivo; Alice e Marta, due volontarie, ne hanno scritto una riflessione.

Scrive Alice:

«Sono partita per lo Zambia senza sapere esattamente cosa aspettarmi, sperando di trovare ciò che tanto mi aveva fatto appassionare delle letterature africane. Non sapevo cosa fosse di preciso questo qualcosa. Avevo tante immagini sovrapposte nella mia mente, generate dalle storie dei miei scrittori preferiti, dai film, dagli articoli di giornale, dalle ricerche etnografiche, dai documentari… Non sapevo esattamente cosa stavo cercando, ma la nostalgia che provo ogni volta che ripenso ai miei giorni zambiani mi dice che forse l’ho trovato.

Sarà la soddisfazione di vedere i bambini partecipare con impegno alle attività dei campi, vederli divertirsi e incuriosirsi del tuo strano aspetto da “muzungu". Sarà il sorriso di sorpresa delle persone a cui cerchi di rivolgerti con qualche parola in tonga, e le loro prese in giro quando sbagli a pronunciarle.

Saranno le mille strette di mano al giorno, e le duemila della domenica mattina a messa nei villaggi. Saranno i colori vivaci dei chitenge, le danze, e le canzoni che non sopporti quando sei costretto ad ascoltarle per cinque ore di fila a tutto volume su un pullman affollato e puzzolente, ma che ti trasmettono tanta felicità quando ti capita di riascoltarle per caso.

Sarà lo sguardo incredulo di uno zambiano nel sentirti dire “certo che so andare in bici!”. Sarà il contrasto tra il caos del mercato di Monze e la pace assoluta delle notti stellate a Chikuni. Sarà la determinazione di quelle persone che si impegnano per migliorare la propria vita e quella degli altri. A queste persone voglio dire grazie e che è stato bellissimo poter collaborare con loro, anche se solo per un mese. Spero di essere riuscita a dare tanto quanto ho portato a casa.

Chikuni sarà sempre, per me, un posto dove tornare per sentirsi bene.»

Marta, altra partecipante al campo, aggiunge: 

«Nessun mese è mai passato così velocemente come questo agosto. Un mese denso, intenso, pieno di colori, musica, odori e persone. Soprattutto persone; appena ripenso a quest’estate mi viene subito in mente la scena di noi volontari che camminiamo per le strade di Chikuni e salutiamo, o veniamo salutati, da chiunque ci capiti di incontrare. E perché no, se si riesce anche una stretta di mano e quattro chiacchiere.

Questa accoglienza semplice, questa spontaneità, le ho ritrovate negli adolescenti che partecipavano ai campi estivi. Certo, con loro è stato un po’ più difficile; vuoi per l’età, vuoi per il fatto che dopotutto noi eravamo i “muzungus”, i bianchi, vuoi per la barriera linguistica, appena questi 50 ragazzi sono arrivati nella missione e hanno iniziato a fissarmi tra l’incuriosito e il diffidente, ho subito pensato: “E adesso cosa faccio?”. Ma dopo la prima giornata, ogni mia paura è svanita: sono bastati la caccia al tesoro e i giochi all’aperto del primo pomeriggio per “fare squadra” e conquistare la loro fiducia.

C’era un ragazzino che non parlava una parola d’inglese e che, la prima volta che abbiamo giocato a calcio, mi passava sempre la palla per assicurarsi che io, unica femmina, riuscissi a giocare.

E dalla mattina successiva ecco che noi volontari siamo stati accolti dai loro sorrisi, travolti dalla loro voglia di imparare. Prima dello Zambia non avevo mai visto ragazzi utilizzare l’intervallo per ricopiare sui loro quaderni quello che avevamo scritto sui cartelloni in classe né avevo mai sentito “studenti” ringraziare i loro educatori per quello che stavano imparando – “God bless you” trovavamo scritto sui foglietti alla mattina, e il cuore ci si riempiva di gioia e gratitudine.

Con gli educatori zambiani abbiamo lavorato, mangiato, dormito e scherzato per due settimane. Ricordo le serate passate a raccontare dell’Italia e a insegnare loro l’italiano, o i tardi pomeriggi in cui ci portavano a fare passeggiate nel bush e ci facevano ripetere qualche frase in tonga. Spero di essere riuscita a dare loro tanto quanto loro hanno dato a me.

Più dei paesaggi mozzafiato delle Cascate Vittoria, è stato l’incontro con tutte queste persone a restare impresso nella mia mente – a separarci c’era un abisso di culture e provenienze diverse, eppure non mi sono mai sentita così a casa. Twalumba, grazie, Chikuni.»














Postato Martedì 10/10/2017 da Paolo Dell'Oca