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Arché Convivio, verso la fraternità

Arché Convivio è una cena di beneficenza che ha avuto luogo il 18 maggio, ospitati da Filippo La Mantia nel suo nuovo ristorante milanese "Oste e cuoco". Come potete vedere nella galleria fotografica sottostante, è stata occasione anche per incontrare tanti amici, per ascoltare le parole di Livia Pomodoro e l'intervento "La Democrazia al tempo della Rete" del Direttore Ferruccio de Bortoli.

Prima della cena Padre Giuseppe ha presentato CasArché, e il perché di CasArché, con questo discorso.

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Dove andiamo a finire? Dove stiamo andando?

A sentire il lamento diffuso e le previsioni scontate non si può che andare verso il peggio. Ma ne siamo proprio sicuri?

Vorrei che questa occasione costituisse anche una sfida anzitutto per la mente oltre che per il cuore: non andiamo verso il peggio, andiamo verso la fraternità!

Non sto pensando a una visione romantica della società, dove la fraternità consiste in un sentimento dolciastro e idealizzato. Anzi, a forza di usarlo nelle chiese è diventato sinonimo anche di ipocrisia: sì fratello e sorella… Ma poi fuori dal recinto sacro, altro che fratello e sorella!

In realtà anche quando la Rivoluzione francese (1789) ha voluto raccogliere intorno a tre valori i cardini del cambiamento e che ben conosciamo, liberté, égalité, fraternité, proprio l’ultima è stata la più disattesa da allora a oggi.

Nel 1823 Ludwig van Beethoven nel completare la sua Nona Sinfonia, ispirandosi a una poesia di Schiller, consegna al coro l’auspicio e la speranza: Tutti gli uomini diventano fratelli!

Ma che cosa è accaduto da allora?

Quando nel 1985 l’Inno alla gioia di Beethoven divenne l’inno dell’Europa, fu subito privato del testo originale, anzi: fu privato di qualsiasi testo.

Se andiamo a leggere il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007),che ha conferito nuovi poteri legislativi al Parlamento europeo e ha anche cambiato il modo in cui il Parlamento lavora con le altre istituzioni, la parola «libertà» ricorre 38 volte. La parola «uguaglianza» 26 volte. La parola «fraternità»?

Mai.

Questo per riconoscere come nel modo di pensare individuale la fraternità sia considerata una pia e devota aspirazione, ma non gode di migliore salute in rapporto alle visioni sociopolitiche.

Eppure credo che dobbiamo dotarci di una visione dell’umanità più fraterna se vogliamo darci un futuro, per noi e per i nostri figli.

Oso pensare che o la libertà e l’uguaglianza conducono alla fraternità, oppure saremo costretti nel crocevia della storia a perseguire la dittatura dell’io, dei diritti del singolo senza mai riuscire a pensare al bene comune. Senza mai pensare alla città come bene comune.

È evidente quanto sia ìmpari la prospettiva tra il nostro impegno e una visione fraterna dell’umanità: siamo poca cosa, non siamo né una grande organizzazione, tantomeno una grande agenzia alleata con chissà quali poteri forti. Ma i cambiamenti nella storia, come diceva Gandhi, cominciano dalla piccola unità di misura che siamo ciascuno di noi: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo ».

Costruire CasArché significa offrire alla città un luogo dove si comincia a vivere la fraternità, dove chi lo abita, qualsiasi sia la sua condizione e situazione, egli è anzitutto un fratello o una sorella in umanità.

CasArché vorrebbe aiutare a rispondere alla domanda che Dio, in Genesi 4,9, pone all’uomo (ed è curioso un Dio che pone domande all’uomo, quando da secoli pensiamo di essere noi quelli che devono fare domande a Dio): «Dov’è tuo fratello? ». Una domanda che è sempre sospesa e mai pienamente soddisfatta. Una domanda che risuona nel cuore e nella mente di ciascuno di noi.

Non basta una vita per rispondere, perché non si finisce mai di guardarci in faccia, di vederci negli occhi e di scrutare il volto dell’altro, dell’altra.

Lo diceva bene Lévinas: «Il fatto che tutti gli uomini siano fratelli non è spiegato dalla loro somiglianza, è costituito dalla mia responsabilità di fronte a un volto che mi guarda».

«Il legame con altri si stringe soltanto come responsabilità, sia che essa venga accettata o rifiutata… Dire «eccomi», fare qualcosa per un altro, donare: essere spirito umano significa questo».

Padre Giuseppe









Lo chef Filippo La Mantia Il Vicepresidente di Arché Giancarlo Panceri, Padre Giuseppe e Chiara Frigerio, architetta Padre Giuseppe Chiara Frigerio e Andrea Roscini, dello studio 23Bassi, e Padre Giuseppe Padre Giuseppe e Livia Pomodoro Ferruccio de Bortoli Lo chef Filippo La Mantia e Padre Giuseppe Ferruccio de Bortoli, Livia Pomodoro e Padre Giuseppe


Questo post è associato al progetto: CasArché

Postato Martedì 26/05/2015 da Paolo Dell'Oca