Incontro cultura e solidarietà

L'impegno sociale può influire sulla cultura diffusa?

Forse in qualche occasione ti sei chiesto come mai nonostante il nostro Paese registri la presenza di migliaia e migliaia di organizzazioni che a diverso titolo sono attive per la cura, la tutela dei diritti e l’accoglienza dei più deboli, in realtà sia da noi che in Europa, va montando la paura, l’opposizione, la chiusura.

Ce lo siamo chiesto anche noi e pensiamo che una risposta possibile potrebbe essere quella di far sì che il nostro impegno sociale riesca a declinarsi anche in termini culturali così da diventare pervasivo.

Pensiamo ad attività di lettura comune di testi (come i due che vi alleghiamo sotto), di visione di video e comunque attraverso la condivisione di idee e di iniziative da intraprendere come Arché.

Il contributo di tutti è importante e sarebbe molto bello essere in tanti al nostro primo incontro fissato per sabato 3 febbraio 2018 in CasArché alle 18:00.

Per qualsiasi informazione e per comunicare la vostra partecipazione fate riferimento a Marta Fossati: martyfossati@hotmail.it.

Vi aspettiamo numerosi!

p. Giuseppe


Dobbiamo studiare l’uomo e ciò che lo riguarda più intimamente, cioè la presa che ha su di lui la vita. In ogni cultura i valori sono lievemente diversi, la gente persegue fini diversi, segue diversi impulsi, desidera una diversa forma di felicità. In ogni cultura troviamo istituzioni diverse con cui l’uomo persegue i suoi interessi vitali, costumi diversi con cui l’uomo soddisfa le sue aspirazioni, codici di leggi e di morale diversi per ricompensare la sua virtù o punire le sue colpe. Studiare le istituzioni, i costumi e i codici o studiare il comportamento e la mentalità senza il desiderio soggettivo di provare di cosa vive questa gente, di rendersi conto della sostanza della loro felicità, è, a mio avviso, perdere la più grande ricompensa che possiamo sperare di ottenere dallo studio dell’uomo.

[…] Potrà nascere un sentimento di solidarietà; forse il modo di pensare ci sarà rivelato e avvicinato lungo cammini che non avevamo mai percorso prima; forse prendendo coscienza della natura umana in una forma molto lontana ed estranea a noi, una qualche luce si riverserà anche sulla nostra.

Bronislaw Malinowski, Argonauti del Pacifico Occidentale (1973)


C’è sempre un fondo di aggressività nel marcare i territori, nel disdegnare la spartizione, nel rifiutare l’incursione degli altri, nel pretendere di dissimulare, ridurre e controllare la diversità e la molteplicità una volta per tutte. L’antropologo raccoglie, raggruppa, ordina, compara, ma dalle sue cesta intrecciate vede fuggire da ogni lato l’irriducibile diversità e molteplicità della cultura umana. […] sarebbero allora i Pigmei a rassicurarli mostrando come queste fughe non abbiano molto a che fare con una mancanza di accuratezza, ma siano la misura della complessità e vitalità del tutto. Parafrasando Wittgenstein, direbbero che un recinto aperto è pur sempre un recinto, anzi, è il migliore dei recinti possibili in quanto contempla l’apertura. I Pigmei hanno molto da insegnare agli antropologi, anzi, i Pigmei avrebbero molto da insegnare a noi tutti.

Stefano Allovio, Pigmei, Europei e altri selvaggi (2010)














Postato Sabato 03/02/2018 da