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Roma: una pista di pattinaggio ha regalato divertimento e sorrisi ai nostri bambini

Ci sono case nelle quali è buio. Persino in una giornata di sole di gennaio. Eppure a volte basta poco perché la speranza e la gioia tornino a brillare tra le mura. Ed è la storia che vi raccontiamo qui: la storia di come una pista di pattinaggio ha regalato a molti bambini inaspettati sorrisi.

Ci sono case, dicevamo, dove il disagio dei genitori, e quell’alone di disperazione e degrado, sono talmente densi che riescono a piegare anche la gioia spontanea di un bimbo. Penseresti di trovarlo pieno di vitalità, nonostante tutto, e invece è nella sua stanza, spento anche lui. È in queste case che, spesso, si trovano ad entrare gli educatori di Arché. Ecco perché, quando accade che una pista di pattinaggio regali ai bambini un mese di ingresso gratis durante le feste di Natale, è una festa per tutti. Per i bambini, i genitori, gli educatori. È la festa della vita che ritorna libera, sgravata per qualche ora dai pensieri e dalle preoccupazioni. Ed è il motivo per cui scriviamo questo articolo.

A Roma infatti Arché Onlus è attiva con un gruppo di educatori che si occupano di Adm, ovvero di assistenza domiciliare a minori che vivono in situazioni di difficoltà. E pochi giorni fa, questi bambini hanno potuto fare l’ultima delle loro bellissime pattinate sul ghiaccio: grazie all’IcePark Re di Roma e a Marta, una delle responsabili della struttura, hanno infatti avuto accesso alla pista completamente gratis, dal 23 dicembre in poi. E anzi, hanno avuto anche un maestro che ha insegnato loro a pattinare.

Ci sono molti fattori, all’interno di una famiglia, che limitano le capacità genitoriali degli adultispiega Emanuela Tartaglia, coordinatrice dell’assistenza domiciliare di Arché Roma ci sono genitori di origine straniera che non si sono ancora orientati in Italia, ci sono genitori che hanno fragilità di tipo psichiatrico, ci sono mamme o papà soli, che cercano di districarsi tra mille difficoltà pratiche. Sono tutti elementi che interferiscono, spesso negativamente, nel rapporto con il bambino. Può succedere per esempio che i figli vengano trascurati, ma anche mortificati”.

Gli esempi potrebbero essere tanti. Ci sono genitori soli, ovvero senza l’altro partner, che sono orientati sempre sull’oggi e sui problemi pratici da risolvere: il lavoro che manca, i soldi che mancano, i debiti che incombono. E non riescono a superare una distanza emotiva forte che li allontana dai figli, magari perché hanno avuto una giornata faticosa, in una città caotica come Roma, costosa, difficile.

Ci sono genitori che non riescono a trattenere la rabbia per la loro sofferenza e allora si sfogano con i bambini: “Tu hai qualcosa nella testa che non va!”, gli urlano. Ma queste sono frasi che feriscono, mortificano e non educano.

Gli educatori di Arché sono tutti incaricati dai servizi sociali del Comune di Roma. In particolare, agiscono sulla base di due progetti: il progetto Sismif del Municipio 5 (Servizio Integrato a Sostegno del Minore in Famiglia) per il quale hanno in carico 9 bambini. E il progetto dedicato ai minori affetti da Hiv, nato dal Dipartimento delle Politiche Sociali Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale, per il quale hanno invece in carico 8 minori.

L’educatore fa visite domiciliari e si occupa davvero di tuttoracconta Emanuela Tartagliadal sostegno scolastico, alla socializzazione, dal sostegno ai genitori nell’organizzazione pratica della giornata, per esempio accompagnare il bimbo a fare visite mediche o andarlo a prendere a scuola. È un supporto quotidiano che però si svolge con un obiettivo: arrivare ad una maggiore autonomia del genitore”.

Il lavoro da fare è tantissimo, e non sempre le cose sono facili. “Spesso è necessario ristabilire delle regole e contentere i capricci dei bambinicontinua Emanuelafaccio un esempio: ci sono piccoli che usano il cibo come mezzo per avvicinarsi ai genitori. Magari ti continuano a chiedere dolci, in modo spasmodico, ma capisci che dietro c’è solo il bisogno di creare un pretesto per relazionarsi con la mamma. A volte entriamo in case dove l’atmosfera è pesante: non c’è solo lo sfratto, c’è anche che il genitore vive un momento di depressione e dentro casa c’è quell’alone di degrado e morte che ti avvolge, e il bimbo, che dovrebbe essere portatore di vitalità, si rifugia zitto nella sua stanza”.

Ecco perché, quando ad Arché è stata regalata questa possibilità di pattinare, non si poteva dire di no: “Cerchiamo semprecontinua Emanueladi organizzare momenti di decompressione, e questo era perfetto. I bambini devono correre e cadere e rialzarsi, ridere e stare con gli altri. E anche gli educatori”, sorride. Fa sorridere anche un piccolo aneddoto occorso durante le vacanze: Alessio, nome di fantasia, 9 anni, insisteva da tempo con la mamma perché per Natale gli fosse regalato un cellulare. La mamma era molto agitata all’idea, perché non aveva abbastanza soldi, ma non voleva deludere il bambino, afflitta soprattutto dal senso di colpa per una situazione faticosa, il padre assente, le violenze subite nel passato. “Molte volte – confida Emanuela – abbiamo provato a suggerirle di parlare al bambino per dirgli che, a 9 anni, in fondo un cellulare non era così necessario e forse si poteva aspettare un po’, ma questa mamma proprio non ce la faceva. Poi è arrivata l’occasione della pista di pattinaggio. E con nostra sorpresa, alla fine, è successo che Alessio ha voluto cambiare la sua lettera di Natale: ha cancellato il cellulare, ha scritto che desiderava dei pattini”.

Grazie di cuore all’IcePark Re di Roma e a Marta!












Questo post è associato al progetto: ADM - Progetto di sostegno educativo individualizzato

Postato Lunedì 15/01/2018 da Paolo Dell'Oca