Mix and Match: la moda utile

Ci sono storie che si intrecciano nella vita. E anche tessuti. E ci sono anche tessuti che si intrecciano con le storie di chi li sta cucendo insieme. Per questo si chiama “Mix and Match”. È il nome della collezione autunno inverno su cui lavoreranno le mamme della sartoria di CasArché.

Borse, abiti, abbigliamento, accessori. Se l’è inventata Alessandra Impalli, che di lavoro fa la fashion designer, ovvero la stilista di moda. Forse qualcuno la riconoscerà: su Real Time ha condotto Re-fashion, dove ha insegnato i trucchi del mestiere, come trasformare le tende che non utilizzi in una splendida ed originale gonna, come riutilizzare tessuti o abiti smessi applicando la fantasia e persino, alla fine, vestendoli con gusto. Un piccolo atelier televisivo insomma, fresco e colorato. Lo stesso che poi, insieme a Donatella De Clemente, ha ricreato nel laboratorio di CasArché, dove le mamme della comunità insieme a tante donne del quartiere di Quarto Oggiaro stanno adesso imparando il mestiere di sarte.

“Mi è sempre piaciuto disegnare – racconta Alessandra, ripercorrendo le origini della sua passione – così ho fatto una scuola di moda. Mi ci sono messa subito: tornavo a casa e realizzavo da sola, in modo un po’ creativo diciamo, dei vestiti per me. Poi ci andavo in giro. La mia è un po’ una sartoria sovversiva. Non seguo gli standard, ma invento”. Traduzione: Alessandra non usa cartamodelli, lei disegna direttamente sulla stoffa e poi la taglia. Neanche imbastisce. Usa gli spilli. Diciamo che la sua è una modalità più diretta, più spontanea. Sovversiva, appunto.

“Dopo l’esperienza con Real Time avevo voglia di inventarmi qualcosa di diverso – continua Alessandra – ho conosciuto Emanuela Soldano e insieme abbiamo aperto un laboratorio di moda etica. Abbiamo cominciato ad acquistare il surplus delle aziende, ovvero i tessuti che venivano scartati, e con quel materiale ci siamo messe a cucire borse a abiti. La nostra sartoria si chiama La Kruna, ha base a Roma e ci lavorano persone con fragilità e disagio personale. Abbiamo fatto anche corsi in collaborazione con l’Asl. Volevamo dimostrare che la moda poteva anche essere utile, non solo futile”.

Poi è arrivata l’esperienza con Arché: “Per me è stato da subito molto emozionante – ha detto Alessandra – mi ha dato un contatto forte con la vita reale, che è fatta di tante storie, di tante vicende. Ho avuto l’occasione di unire al mondo della moda, fatto di lustrini e colori, qualcosa di vero. Ecco, quell’emozione mi ha reso felice”. Ecco dunque cosa ha fatto Alessandra Impalli: grazie ad una donazione ricevuta dal marchio di moda Etro, ha raccolto passamanerie, ovvero bordi ricamati, frange, applicazioni, nastri lavorati, viscosa, cotone, molto materiale che poi ha utilizzato per inventarsi una collezione di abbigliamento e accessori per l’atelier di CasArché.

Da lì i modelli, che le mamme nella sartoria realizzeranno. Modelli semplici ma lavorati, con accostamenti di colori e materiali diversi che li rendono speciali. “Tutto è accostato e mischiato come per unire le storie diverse di queste mamme che si intrecciano dentro questi vestiti – dice – da qui Mix and Match. E infatti in questa collezione trovi lo stile etnico e lo stile Tartan, scozzese, e molto altro ancora”. La collezione è fatta di tre tipi di borse, una a tracolla, una sacca zainetto e una shopping bag, ma anche cappotti, bluse, pantaloni, maglie, sciarpe e persino collane. “Sono pezzi molto caratteristici – dice Alessandra – per persone che hanno una forte personalità, ma anche per chi si veste in modo semplice ma magari aggiunge un particolare più rilevante”.

Alessandra, che vive a Roma, coordina l’andamento della realizzazione dei suoi modelli. La collezione che ha ideato è un racconto: il racconto dell’amicizia tra culture e storie diverse, il racconto della bellezza di fare insieme qualcosa di bello, di creare qualcosa di nuovo da un accostamento inusuale.












Questo post è associato al progetto: Atelier Moda Solidale

Postato Mercoledì 14/02/2018 da Paolo Dell'Oca