Con l'housing si cambia?

Luba, mamma rom nel mondo dei gaggi

Luba è arrivata in appartamento in una fredda giornata autunnale; tutta la sua vita e quella dei suoi tre bimbi era contenuta in un piccolo zaino e una borsa della spesa. Luba portava con sé il peso di una vita difficile, fatta di ostacoli, pregiudizi e maltrattamenti. Luba è una mamma rom.

La sua storia racconta di come “abitare” non sia solo una questione di muri, di posti letto o di convenzioni con il Comune di Milano. Il lavoro dell’housing è soprattutto una questione di relazioni che si creano tra gli operatori e le famiglie che vengono accolte in appartamento.

La vita di Luba non è mai stata semplice: di origine slava, ma cresciuta in Italia, ha viaggiato per tutta l’Europa su un camper insieme alla sua famiglia. Si è sposata con Andrei, un uomo che non appartiene alla sua etnia, e per questo è stata ripudiata dalla sua famiglia d’origine.

Purtroppo però Andrei si è rivelato presto un uomo problematico. La sua infanzia è stata segnata dai maltrattamenti da parte dei suoi genitori che gli hanno lasciato un segno indelebile dentro, e col tempo lui stesso è caduto nella dipendenza da alcol. Ha sempre fatto “dentro e fuori” dal carcere e il problema della dipendenza dall’alcol non l’ha mai abbandonato.

Nei momenti in cui Andrei era in carcere, Luba era da sola al campo con i suoi tre figli; non è stata mai accettata nemmeno dai membri della realtà in cui si era rifugiata e veniva quotidianamente aggredita e vessata. Alla fine ha dovuto abbandonare il suo amato giardino e scappare per cercare un futuro migliore per i suoi figli, per consentire loro di accedere ad un’istruzione e farli crescere come i gaggi (termine che indica i non Rom).

Luba è arrivata ad Arché dopo un periodo presso una comunità protetta e ha cominciato a vivere insieme ai suoi tre bambini in uno degli appartamenti di housing sociale della Onlus. All’inizio non si fidava dei “gaggi”, pensava solo che la volessero ingannare con l’obiettivo nascosto di portarle via i bambini. È una donna dotata di una forza immensa: ha cresciuto da sola i suoi tre bimbi e ha sempre cercato di non far loro mancare mai nulla, anche se vivere a Milano nel 2017 non è semplice, soprattutto se non hai un lavoro. Soprattutto se sei una rom.

Un giorno è arrivata una telefonata: “Andrei domani esce dal carcere”. L’uscita di Andrei ha messo a dura prova tutti: le relazioni si sono incrinate e il mondo dei “gaggi” è sembrato per un attimo allontanarsi sempre di più. I problemi sono riemersi come prima e l’abuso di alcol di Andrei ha ricominciato a confondere e spaventare tutti. Dopo mesi però è arrivata finalmente una piccola luce: Andrei ha accettato di entrare in una comunità terapeutica e il clima si è di nuovo disteso. Luba e gli operatori di Arché hanno potuto ripartire da dove si erano fermati.

E poi è arrivata per la famiglia la casa popolare, un luogo tutto loro, un posto dove mettere radici, anche se per una famiglia rom potrebbe sembrare un po' come un paradosso. Certo, come tutti amano l’aria aperta, i giardini di Milano anche d’inverno, ma proprio come tutti credono nella famiglia e in un luogo dove poter rientrare tutte le sere e dormire nel proprio letto caldo.

In questo caso l’housing si è posto come ponte tra due mondi così diversi, così lontani tra di loro per cultura e tradizioni. Non siamo stati noi a “cambiare” loro, ma sono stati loro a modificare noi, le nostre impressioni e conoscenze sul mondo dei campi del Comune di Milano, sul modo di pensare e conoscere il popolo rom.

La presa in carico della persona è finalizzata al reinserimento sociale, al cambiamento e allo sviluppo che ci permettono di vivere serenamente il percorso fino al raggiungimento di un accettabile grado di autonomia.

Il percorso verso l’autonomia è lungo, fatto di ostacoli, di fatiche e di molte rinunce. È un percorso di cambiamento inteso come processo attraverso il quale noi operatori cerchiamo di sviluppare le attitudini delle persone che accogliamo. Educare deriva dal latino educĕre, letteralmente trarre fuori, allevare: nei percorsi di housing supportiamo le mamme affinché vengano valorizzate e recuperate le abilità individuali.

di Alessandra Bozzi

Immagine| @Steve Evans












Questo post è associato al progetto: Le Case di Momo

Postato Mercoledì 14/02/2018 da Paolo Dell'Oca