Storie di emergenza abitativa a Milano in un video

Il problema abitativo a Milano è un problema noto. Sono centinaia le persone costrette a vivere per strada o in alloggi di fortuna. Eppure sono numerosissimi gli appartamenti vuoti in giro per la città. Molti finiscono per essere occupati abusivamente.

Il Comune garantisce un sistema di aiuto ma il fenomeno dell’emergenza abitativa è complesso, i passaggi burocratici tanti, le persone bisognose anche, per cui sono tante le luci e le ombre che si alternano nel suo funzionamento.

Grazie a Elena Maggioni per Casba Film e a Marina Belli per Breakfast for Content abbiamo girato un video che cerca di disegnare la complessità di questo fenomeno attraverso la testimonianza di due persone.

Mohamed, 30 anni, figlio di un egiziano e di un’italiana, e Marina, 35 anni, ucraina. Sono due beneficiari del servizio di housing sociale a Milano che, con i loro racconti, mettono in luce sia gli aspetti positivi che quelli più problematici della loro vicenda. E provano dunque a darci un’idea di come funziona questo servizio e della sua utilità.

Papà operaio e mamma casalinga, Mohamed è nato e cresciuto in Italia. Era studente universitario quando, nel 2009, si è trovato solo a dover fronteggiare la procedura di pignoramento della loro casa da parte del Tribunale.

Mia mamma aveva una malattia psichiatrica, io ero uno studente con lavoretti saltuari, mio fratello non lavorava e ben presto hanno cominciato ad emergere i primi segni della malattia di mio padre”, racconta. Grazie al sindacato inquilini, è stato lui ad impegnarsi per fare richiesta di un alloggio popolare. Ma ha dovuto aspettare molti anni e soltanto nel 2017 la famiglia è riuscita ad ottenere un alloggio. Mohamed si è laureato e oggi fa il medico in un centro per senza fissa dimora.

Poi c’è la storia di Marina, 35 anni, ucraina, in Italia da 12 anni per lavorare. “Mi sono divisa dal padre dei miei figli e non avevo più risorse per pagare affitto”, racconta. Anche lei si è rivolta ai servizi sociali. Per un periodo è stata con i bambini in una comunità, intanto aveva inoltrato le pratiche per fare richiesta di un alloggio.

Ma avevano sbagliato a compilare la mia domanda – rivela – per cui la mia pratica è stata ferma per due anni. Mi recavo ogni due settimane in Comune a chiedere come procedevano le cose e solo dopo l’ho scoperto”. Eppure anche per lei le cose si sono sbloccate: senza l’aiuto dei servizi sociali sarebbe rimasta senza un tetto sulla testa. Oggi invece ha una sua casa ed è felice.












Questo post è associato al progetto: Le Case di Momo

Postato Lunedì 23/04/2018 da Paolo Dell'Oca