Rapporto Ambrosianeum: Agenda 2040

Fondazione Ambrosianeum ha presentato il Rapporto sulla città del 2018, intitolato “Agenda 2040”; il rapporto quest’anno prova a rispondere alla domanda: “In che città vivremo tra 20 anni?”.

È un’edizione interessante per Arché, visto il numero di autori che affronta direttamente o indirettamente il tema delle periferie milanesi o dei “quartieri popolari”, come dice Michele Rabaiotti, Assessore ai Lavori pubblici e alla Casa.

Milano conosce un momento di sviluppo ampiamente positivo ma, ancora Rabaiotti, ci mette in guardia (riporto a memoria): “Non diciamoci troppo che Milano va bene, ma chiediamoci quali sono i parametri per cui questo ci viene detto: va bene per tutti? Le disuguaglianze stanno crescendo? Quanti cittadini condividevano lo spirito della festa di Ricetta Milano di sabato scorso? Vogliamo una città prima globale o prima locale?”.

La curatrice del volume, la sociologa Rosangela Lodigiani, incalza: “Le periferie sono in movimento, cambiano forma, funzione e distanza dal centro a seconda che si parli di Milano o di area metropolitana. Bisogna starci per osservare i legami che si costruiscono in queste realtà. È sbagliato mitizzare le periferie come risorse per il territorio, come risorse che nascono dal basso: occorre un piano urbanistico del territorio”.

È proprio nelle periferie, nella loro complessità, ricorda l’Assessore Rabaiotti, che questa giunta gioca la partita più importante, quella su cui sarà misurata la bontà del suo operato, e mi piace pensare interpellino proprio CasArché le parole di Aurelio Mottola, Direttore di Vita&Pensiero, casa editrice che compie 50 anni: “Una comunità che vuole essere vitale deve essere capace di ospitare il disagio e dargli parola: la vitalità ne è una conseguenza”.

Rosangela Lodigiani fa parlare il volume con l’ultima lettera pastorale: “Come coltivare i legami di buon vicinato?”, chiedeva il Vescovo Mario Delpini a dicembre; 4 esempi per 4 capitoli: le scuole al centro delle periferie multiculturali, il Refettorio ambrosiano, le social street e il riuso dei vuoti abitativi (la rete Passepartout).

“Milano è una città a doppia velocità, dove talvolta i grandi successi aumentano le disuguaglianze. Ma il futuro è un campo aperto e la sfida consiste nel costruire una road map per costruire la Milano che vogliamo: politecnica e umanistica, glocale e condivisa, universitaria e turistica, attrattiva, competitiva, plurale e insieme inclusiva, solidale, libera, giusta, pacifica, bella, vivibile per tutti. Le sfide sono numerose, ma la maggiore consiste nel perseguire un modello di sviluppo anzitutto sociale e umano”, conclude la sociologa, e concludo anch’io, certo che ha ragione Rabaiotti sul fatto che Ricetta Milano non avrà fatto la felicità di tutti i milanesi, ma anche che fosse (e sia) il posto giusto in cui stare, vicino agli ultimi. Prima le persone.














Postato Mercoledì 04/07/2018 da Paolo Dell'Oca