@stuart anthony

Giulia: come ho imparato a essere mamma

Si ricorda il primo Capodanno insieme alla sua bambina. Era appena nata, e lei era in Casa Accoglienza. Era da poco uscita dall’ospedale dove aveva partorito, si sentiva un po’ spaventata, ma c’era un’atmosfera piacevole. Le mamme intorno a lei le chiedevano della sua piccola, piano piano si è tranquillizzata.

Questa è la storia di Giulia: oggi ha 22 anni, quando questo articolo sarà pubblicato sarà già nella sua nuova casa con il suo compagno e la loro figlia. Mentre scriviamo è ospite invece a casa della mamma di lui. Giulia è stata una delle mamme seguite da Arché.

«Quando sono entrata per la prima volta in Casa Accoglienza ero ancora incinta», racconta, «mi ci ha portato la mia famiglia affidataria, è stata una scelta condivisa anche con il mio compagno. La casa dove vivevo era troppo piccola, io ero troppo giovane, avevo bisogno di essere seguita e aiutata».

Un piccolo intoppo le ha reso un po’ la vita difficile non appena entrata in comunità: dei valori del sangue un po’ “sballati”, che l’hanno costretta a un ricovero in ospedale. «Ma tutto si è risolto per il meglio», spiega Giulia, «poi ho partorito e sono tornata in Casa Accoglienza. Era appunto Capodanno. Avevo un po’ paura di tutto ma le mamme, Ingrid e tutti gli operatori mi hanno fatto sentire parte di loro».

È da quel momento che è cominciato il suo rapporto con la bimba: Giulia è entrata in Arché che era una figlia affidataria, e incinta. E poco dopo è diventata una mamma. Con una bambina. «Non è stato semplice», rimarca, «all’inizio soffrivo un po’ perché è stata dura stare lontana dalla mia famiglia. Ho pianto, mi sono sentita giù di morale ma Lino, Yuri, Ingrid mi hanno aiutata tantissimo a superare questa difficoltà. Mi hanno anche un po’ coccolata, lo ammetto, forse perché ero così giovane».

Però Giulia ha sempre avuto uno spirito positivo: «Sono entrata in comunità con la voglia di imparare. Col tempo si è instaurata una fiducia tra me e gli educatori che mi ha dato molta forza. Oggi posso ricordare e raccontare quel periodo con gioia». Il percorso di Giulia è stato positivo. Gli operatori hanno valutato la sua crescita personale e come mamma e, alla fine, il Tribunale ha dato carta bianca per autorizzarla ad uscire dalla comunità per vivere in una casa propria.

In tutto questo arco di tempo, Giulia ha costruito un bel rapporto anche con sua figlia: «Certo, ci sono dei cambiamenti rispetto a quando sei una mamma in comunità e a quando sei una mamma autonoma», ammette, «perché in una comunità devi stare attento a quello che insegni a tuo figlio, sei circondato da tanti bambini ed è facile creare disuguaglianze e gelosie tra loro. Ho imparato però proprio questo: l’uguaglianza, cioè: io non sono meglio di te, siamo una grande famiglia che deve essere gestita in ugual modo. Ora che però sono autonoma, posso essere più libera con la bambina. Un’altra cosa che è cambiata è come gestisco mia figlia: prima c’erano persone competenti che mi aiutavano quando non sapevo cosa fare, che sapevano dirmi come comportarmi se aveva la febbre, e che mi davano una mano, mentre adesso mi capita di stare a casa da sola e di dover decidere io. Però, ad Arché ho imparato a non essere ansiosa, ad essere tranquilla nel gestire le situazioni».

Immagine| @stuart anthony












Questo post è associato al progetto: Casa Accoglienza

Postato Martedì 10/07/2018 da Paolo Dell'Oca