La rete di Jamila - foto Adam Cohn

La rete di Jamila

Abbiamo conosciuto Jamila quattro anni fa, quando ha avuto la sua prima bambina. Arrivata in Italia dal Gambia con il marito, essendo al primo figlio e non avendo nessun altro familiare, era complesso per lei orientarsi sui passi da compiere per registrare la bimba e farle ricevere la dovuta assistenza sanitaria.

I medici e gli infermieri hanno quindi pensato di rivolgersi a noi, che attraverso lo Spazio Neonato Famiglia operiamo dal 2006 all’interno nel reparto maternità dell’Ospedale San Camillo di Roma, affinché le indicassimo le procedure di base per dare un degno benvenuto alla piccola.

Da quel giorno è iniziata con Jamila una relazione di grande fiducia. Per quanto infatti lei si mostrasse tenace e anche molto attenta alle nostre indicazioni, la fragilità era evidente; quella fragilità che nasce dalla difficoltà di approdare in un posto lontano da casa tua, di interfacciarsi con una cultura, dei valori comunitari e delle regole diversi da quelli conosciuti, di mettere al mondo una nuova vita di cui dover prendersi cura.

Una fragilità che si muove dalle aspettative di partire da casa per una vita migliore e poi scontrarsi con un’altra realtà, in cui è difficile trovare una posizione lavorativa, che legittimi la posizione di “immigrato regolare”, e nella quale si è economicamente costretti a scegliere di vivere in provincia, in cui gli spostamenti per raggiungere la città non sono di certo agevoli.

In questa cornice ha mosso i primi passi Jamila, vivendo inizialmente in provincia di Latina, poi in quella di Roma, senza riuscire ad avere un lavoro stabile ma solo qualche saltuario lavoretto come parrucchiera: dopo la prima bimba, ci sono state infatti altre due gravidanze. Per suo marito le cose non sono state molto diverse e solo ultimamente è riuscito a trovare un impiego fisso come portiere in un condominio.

Il nostro ruolo è diventato per loro quello di un amico, con cui poter sfogare preoccupazioni, dubbi, incertezze, accrescendo quella intreccio di fiducia che ci ha permesso di consigliare a Jamila e a suo marito i passi successivi, i servizi cui rivolgersi, le strade da seguire.

Negli anni il filo intessuto con lei e la sua famiglia ha continuato a rimanere saldo, pronto a diventare invisibile quando non serviva più e allo stesso tempo capace di ritrovare vigore quando fosse nuovamente servito. Questo è accaduto quando, in un momento di forte stress per un cambio di residenza e per la terza gravidanza di Jamila, si è reso necessario rendere coscienti i genitori dei risultati della visita a una delle due bimbe: alla loro secondogenita, infatti, era stata riscontrata una delicata sintomatologia.

Il nostro Spazio è tornato subito ad assumere il ruolo di rete, accogliente e sicura, per aiutare la famiglia a non perdere le fila della loro vita: il nucleo andava infatti aiutato in molte pratiche inerenti al trasferimento (documenti, assistenza, utenze, iscrizioni a scuola), all’affidamento ai servizi sociali e a quelli sanitari; e, soprattutto, era necessario spiegare a questa coppia venuta da lontano cosa significasse quella parola così nuova per loro: autismo.

Non è stato facile trovare il linguaggio e i termini adatti per non spaventarli, ma con l’impegno di tutti siamo riusciti a far comprendere a Jamila e a suo marito questa nuova realtà, accompagnandoli nella presa in carico della bambina da parte dei servizi adeguati. Sia lei che suo marito – lavoratore serio e padre molto presente – sono stati davvero molto bravi a conciliare tutti gli appuntamenti con i servizi sociali, con il centro riabilitavo per la salute mentale per la piccola ma anche con le visite di controllo della gravidanza.

Oggi la bimba di Jamila ha un’assistenza domiciliare ed è in attesa dell’inizio del percorso terapeutico: a settembre andrà al nido con l’insegnante di sostegno, mentre sua sorella maggiore inizierà la scuola alla materna. A luglio è nata la terza figlia, bellissima come le altre due, piena di capelli che verranno raccolti in treccine dai colori sgargianti.

Il filo è tornato invisibile ma noi dello Spazio rimaniamo presenti, pronti a riattivarci per continuare a tenere per mano Jamila, suo marito e le sue bimbe in qualunque nuova sfida si troveranno ad affrontare nella vita.

foto| @Adam Cohn












Questo post è associato al progetto: Spazio neonato-famiglia

Postato Mercoledì 08/08/2018 da Paolo Dell'Oca