foto Kevin Dooley

Decreto Insicurezza

Il decreto del Ministro Salvini, approvato dal Parlamento e in procinto di diventare legge dello Stato italiano una volta firmata dal Presidente della Repubblica, mi ha colpito molto, proprio a partire dalla sua presentazione: “#DecretoSalvini - Sicurezza e immigrazione”. Un titolo che lega due temi diversi equiparandoli o, peggio, guardando all’uno come la causa dell’altro. C’è insicurezza? Colpa del migrante!

La persona sparisce dietro le paure contemporanee in questo decreto che colpevolizza la fragilità, trasformandola in marginalità. Lo fa attraverso l’abolizione della protezione umanitaria in favore di una protezione ristretta a pochi casi “speciali”, e in ogni caso revocabile; lo fa demolendo quel percorso di eccellenza formativa, professionale e umana dello SPRAR per prolungare i tempi di permanenza nei centri di accoglienza e nei punti d’espulsione o d’identificazione di frontiera; lo fa, infine, aumentando a quattro gli anni per avere il riconoscimento della cittadinanza di chi da anni vive in Italia e rendendo nella pratica impossibile l’iscrizione nelle liste anagrafiche per il richiedente asilo.

Il giorno seguente l’approvazione definitiva di questa legge, la coesione sociale per cui tante realtà stanno faticosamente lavorando in questi anni sarebbe spazzata via in un attimo. Basti pensare alle 140.000 persone che dal giorno alla notte si sveglierebbero di fatto “irregolari” (in quanto privati della protezione umanitaria), tra i quali tutti quei diciassettenni alla vigilia della maggiore età (il 59% dei minori non accompagnati), che si vedrebbero una volta diciottenni esclusi da ogni tutela riservata ai più piccoli. E a ciò si aggiungono il rafforzamento dei rimpatri con la creazione di una “lista di paesi sicuri” del tutto soggettiva, l’incarcerazione più facile e immediata, il disconoscimento della tutela a chi rischia trattamenti disumani/degradanti o la limitazione delle sue libertà in patria. Insomma, dall’inclusione alla dis-integrazione.

Quale sarà la sorte di un uomo impossibilitato ad avere una residenza e a essere assunto regolarmente? Quale sarà la condizione di una donna senza un medico a prendersi cura del suo diritto alla salute? Quale sarà il destino di una famiglia, detenuta nei punti d’identificazione o nei centri di accoglienza senza una presa in carico immediata?

La risposta che molti, purtroppo, troveranno sarà l’illegalità. Essere povero, ai margini, senza riconoscimento della propria persona: questa condizione costituirà una ghiotta occasione per le mafie, una spinta tra le braccia della delinquenza, della devianza sociale, del lavoro nero, un pericolo per la radicalizzazione di molti giovani.

E allora sì che la parola “immigrazione” sarà sullo stesso piano della “sicurezza” o, meglio, dell’insicurezza! Ma sarà altrettanto chiaro chi e come avrà reso dolorosamente possibile questo indegno accostamento.

foto| @Kevin Dooley














Postato Giovedì 29/11/2018 da Paolo Dell'Oca