La mia ribellione alla società 2.0

Andrea è un giovanissimo ragazzo nato negli anni 2000. Davanti a una macchina da scrivere trovata in cantina, ha sentito l'esigenza di dare vita ai suoi pensieri, quelli di un 16enne alle prese con una "ribellione" verso la società contemporanea, stremata dalla tecnologia. Questa riflessione, libera e fuori dagli schemi, ci è sembrata la miglior risposta a quel "Perché i giovani non fanno la rivoluzione?" cui abbiamo dedicato l'intero ultimo numero di Archébaleno.

Ho ritrovato questa vecchia Olivetti Lettera 35 in cantina, a casa di mio Nonno. Mi prendo un attimo per trascrivere un breve pensiero che mi circola nella testa da qualche tempo. In un mondo dove la tecnologia la fa da padrone, dove la comunicazione immediata via social e messaggistica dovrebbe semplificarci la vita, siamo tuti quanti più stressati, quasi angosciati da questo sincronismo che domina la nostra esistenza. ed è proprio per questo motivo che ho eliminato qualsiasi sistema digitale di comunicazione immediata dalla mia camera. Da ormai qualche mese ho accantonato il PC in una polverosa mensola, con la batteria scarica. Meglio così.

Ho anche diminuito la mia attività su Facebook, oramai ho praticamente abbandonato i social network, fatta eccezione per Instagram, che si è rivelato un utile strumento di propaganda (almeno spero) con lo scopo di cercare di trasmettere ai miei coetanei questa strana pace interiore, in un mondo (come accennavo prima) immerso nella fretta e nell’ansia di visualizzare quel cazzo di messaggio su Whatsapp (perdonate il francesismo). Speriamo funzioni, anche se dubito. Il colpo di fulmine verso questa mia bizzarra ossessione verso il mondo analogico è arrivato il 25 Maggio di quest’anno, un mio amico macchinista mi ha regalato un vecchio giradischi della Sony. Suonando quei vecchi vinili portati giù dalla casa in montagna, ho trovato uno strano senso di calma, quasi come finire catapultato negli anni ’70. Pochi giorni dopo ho smesso per sempre di guardare la TV.

Arriverà un momento in cui tutti avranno un collasso, stremati dai ritmi della società 2.0, e a quel punto tutti diranno: “era meglio quando si stava peggio”. È difficile trovare un mio coetaneo con questo strano pensiero, ma sono più che convinto che qualcuno c’è, speriamo in bene.

È tutto, passo e chiudo.

Andrea

foto| @rawpixel.com. L'immagine utilizzata ha solo fini comunicativi e non ritrae una Olivetti Lettera 35.














Postato Lunedì 25/02/2019 da Paolo Dell'Oca