Giovani e volontariato: un modo di diventare grandi

«Perché i giovani non fanno una rivoluzione?». È una domanda difficile a cui rispondere, nonostante io, con i miei ventiquattro anni, appartenga pienamente alla categoria “giovani”. Per provare a dare una risposta a questa domanda, bisogna forse prima risponderne a un’altra. Cosa vuol dire essere un/a giovane italiano/a nel 2019?

Sicuramente vuol dire tanto divertimento, questo senza dubbio; vuol dire amici, serate fuori, perché no, vacanze che rimarranno impresse nella memoria. Eppure… C’è un eppure, almeno per quanto riguarda la mia esperienza personale. Arriva un momento, che per me è coinciso più o meno con la fine dell’università e della mia vita da studentessa, in cui bisogna fare un po’ i conti con quello che viene dopo. Si sente la responsabilità dell’essere ormai adulti, “grandi”.

È stato facile (o forse mi viene quasi da dire naturale) seguire lo stesso programma dai miei sei ai ventiquattro anni: studiare. Finito questo percorso, – che io ho scelto con gioia ma che è sempre stato lì come per dirmi “seguimi, stai tranquilla” – mi sono un attimo fermata e, un po’ spaventata, mi sono sentita persa. Immagino che questo momento arrivi per tutti i giovani, chi prima e chi dopo, chi per il lavoro e chi per l’università, ma prima o poi arriva. È la paura di sapere che le scelte che si stanno facendo condizioneranno tutta la nostra vita di adulti, il nostro futuro. Sorge spontanea la domanda: «E se poi scopro che non è quello che mi piace veramente? E se non sono abbastanza brava/o?».

Insieme a queste paure di carattere più o meno esistenziale, per la prima volta quest’anno ho iniziato a essere assillata da questioni un po’ più materiali, a cui prima non avevo mai dato particolare peso. Sto parlando di affitto, mutuo, contributi, pensione, contratti a tempo indeterminato. Sono sicura che molti miei coetanei ci siano arrivati ben prima della sottoscritta, ma, avendo finora studiato, per me prima queste questioni erano relegate in un cassetto dimenticato con su una bella etichetta: “roba da grandi”.

Vi dico queste cose per tentare di dare una risposta, sicuramente parziale e soggettiva, al perché i giovani non facciano una rivoluzione: noi “giovani d’oggi” ci troviamo a combattere anche con dei piccoli impedimenti materiali che, forse, le generazioni precedenti non hanno incontrato (anche se senza dubbio hanno dovuto affrontarne altri).

Vi racconto quest’episodio. Una volta una mia vicina di casa, una signora molto gentile sulla settantina, mi ha chiesto come stavano andando gli studi; alla notizia che avevo quasi finito il mio percorso universitario, ha esclamato: «Mi raccomando eh, poi non aspettare troppo per farti una famiglia! Voi giovani pensate che prima dei trenta anni ci si debba solo divertire». Ecco, allargando la questione del farsi una famiglia all’idea più generale di andare via di casa e rendersi autonomi, non è poi così semplice mettere in atto questo piano in Italia oggi.

Per cui, sì, noi giovani abbiamo tante cose che prima non c’erano e che ci fanno sognare (e non solo) lontano: abbiamo l’Erasmus, i voli low cost, l’Università aperta più o meno a tutti, Instagram e Facebook che ci permettono di viaggiare seduti sul divano di casa; abbiamo i quotidiani gratuiti online e tante, tantissime possibilità per immaginare e fare questa rivoluzione. Eppure, a volte, ci sentiamo incompresi e frustrati. Pensare il futuro oggi, forse, non è così semplice come si immagina la mia vicina di casa.

di Marta Fossati
Volontaria comunità mamma e bambino di CasArché

 

DOSSIER: Non è un paese per giovani














Postato Mercoledì 23/01/2019 da Paolo Dell'Oca