Giovani e figli: un'avventura per crescere insieme

Ha 25 anni e un viaggio lungo il mondo: Evelyn è una giovane mamma che, grazie ad Arché, sta realizzando il suo progetto di vita.

Evelyn è una giovane mamma dalle ciglia lunghe e nere, il sorriso grande e una forza che muove le montagne. Per far nascere suo figlio - che oggi è un vivace bambino di 5 anni - è arrivata a Milano dall’altra parte del mondo.

«Avevo 19 anni quando scoprii di essere incinta», racconta, «e non potevo rimanere in Salvador. La mia famiglia non sapeva nulla della gravidanza e continuare a mentire sarebbe stato impossibile, di lì a poche settimane la pancia si sarebbe vista…». Così, Evelyn mise in valigia l’incoscienza della sua età, qualche delusione ma tanta speranza: «Presi un aereo per l’Italia: non conoscevo nessuno lì, non avevo lavoro, né un posto dove stare… ma ce l’avrei fatta». Oggi, a 5 anni di distanza, questa forte donne guarda indietro la strada percorsa: ha ancora molte lacrime, nel cuore, ma asciuga in fretta i suoi enormi occhi e sorride: «Se vuoi», confida, «puoi farcela».

Quella di Evelyn è una storia di incontri. Il primo, avvenuto in aereo. «Non ne avevo mai preso uno, e per arrivare in Italia ho viaggiato per più di un giorno», ricorda. Accanto a lei, c’era una donna, del suo stesso Paese, che però a Milano aveva un lavoro. La ospitò per qualche tempo e la aiutò a trovare un primo impiego. «Ma la pancia iniziava a crescere e io ero impaurita al pensiero di partorire da sola. Iniziai a frequentare dei centri di ascolto delle parrocchie e il consultorio comunale, per capire che cosa fare, quale scelta prendere per il mio bambino.

E trovai accoglienza in una casa per ragazze madri gestita dalle suore. Lì conobbi tante giovani nelle mie condizioni: per la prima volta, non dovevo nascondermi. Per la prima volta, potevo pensare a me stessa e prendere consapevolezza di quanto stava accadendo». Tanto che, dopo diversi mesi di silenzio, Evelyn decise di telefonare alla madre, per informarla della gravidanza. «Quella notte, con un mese di anticipo rispetto al programma, ebbi le doglie».

Il parto fu veloce, senza problemi. «Quando vidi mio figlio provai una gioia infinita: l’avevo fatto io. Era mio e mai nulla ci avrebbe separati. Lui mi ha dato la forza, e io ce l’ho messa tutta». Una nuova vita, una nuova comunità: Evelyn conosce Archè e, nel frattempo, ottiene anche un visto di protezione sussidiaria. Si riprende la sua vita: inizia a lavorare, pur tra mille difficoltà, perché fare i turni con un bambino piccolo non è facile; si iscrive all’Università e ottiene una borsa di studio; segue il bimbo, nel suo percorso di crescita e si attiva per fare arrivare in Italia anche i fratelli.

«Non avevo più sogni, a livello professionale», ammette, «finché padre Giuseppe non mi convinse: potevo farcela, se me lo fossi ripromessa. Nella mia esperienza, era stato importante l’incontro con un’assistente sociale, che era stata capace di affiancarmi, ascoltarmi e al tempo stesso indirizzarmi. Questo ha fatto nascere in me l’idea di poter svolgere questa professione che, a mio parere, nel prossimo futuro richiederà persone non soltanto professionalmente preparate, ma anche umanamente motivate».

Certo, non è facile. «La fatica è stata tanta», rileva, «ma se rimani saldo nei tuoi obiettivi, allora anche le situazioni difficili possono darti la grinta per andare avanti, per far vedere al mondo che sei capace, che puoi farcela. Io ho trovato Archè, che mi ha sempre sostenuta e mi ha dato la possibilità di essere migliore. Ho imparato a essere una mamma, non potevo continuare a piangere e a giustificarmi. I problemi ci sono, ma sta a noi trovare gli aspetti positivi della vita. Ovviamente, ci sono dei momenti in cui mi scoraggio e penso di non farcela, però questa è la vita che ho scelto, non posso tirarmi indietro adesso. Se mi volto indietro, e vedo il cammino che ho percorso, mi rendo conto che sono comunque fortunata. E che devo continuare».

L’estate scorsa, Evelyn ha incontrato sua madre, dopo 5 anni. «Mi manca casa mia, ma il passato l’ho superato. Oggi, mi sveglio la mattina e, se mi capita di essere triste e di sentirmi sola, guardo il mio bambino e dico: però ho te. La vita è per tutti dura, io ho imparato ad apprezzare ogni attimo».

È cresciuta, Evelyn, ed è diventata una giovane donna. Che ha avuto la forza di cambiare il suo mondo.

di Agnese Pellegrini

 

DOSSIER: Non è un paese per giovani














Postato Domenica 27/01/2019 da Paolo Dell'Oca