L'animo giovane

«Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane», scrive Italo Calvino nel “Il visconte dimezzato”. E chi di noi, pur non volendo audacemente riconoscersi nella seconda parte della frase, non sente sua l’incompiutezza, che è desiderio, slancio, coraggio… e non è proprio dell’animo giovane essere così?

Questo per dire che le definizioni e le classificazioni servono più che altro alla nostra pretesa di organizzare e di controllare la realtà che invece è dinamica ed evolutiva, intrecciata e inclusiva. Non a caso la parola più usata nel Primo Testamento, dopo il nome divino, è quella di “ben”, vale a dire “figlio”, che è trasversale e abbraccia tutte le altre categorie con cui siamo soliti articolare la vita umana, vale a dire quelle di “bambino, adolescente, giovane, adulto, vecchio…”.

Ben deriva dal verbo ebraico banah, che significa “costruire, edificare”. I figli, e tutti noi non smettiamo mai di essere tali, “costruiscono” la casa, costruiscono il gruppo, la società… con i doni e le caratteristiche proprie dell’età. Ha ragione Romano Guardini quando, contrariamente alla vulgata, scrive che nessun tempo (della vita) può ergersi come tempo migliore: il meglio sta solo nell’equilibrio che la vita ha conseguito nel punto in cui è giunta a se stessa (Le età della vita).

Come ha detto papa Francesco in un videomessaggio del luglio 2016 al raduno ecumenico “Insieme” di Washington: «So che c’è qualcosa, nei vostri cuori, che vi rende inquieti, perché un giovane che non è inquieto è un vecchio».

p. Giuseppe Bettoni














Postato Venerdì 11/01/2019 da Paolo Dell'Oca