La saggezza della Generazione Divano

Sono loro a parlare, i giovani. I giovani di oggi, quelli che ancora la mattina si svegliano e con lo zaino sulle spalle vanno a scuola. Quelli vicini alla maturità. I giovani che credono in un futuro, in un cambiamento. O forse no.

Ma secondo loro perché non si fa la rivoluzione?

Ci dicono che pochi sono coloro che sognano ad occhi aperti. Pochi hanno la forza di volontà di raggiungere i propri obiettivi. Manca il sacrificio in relazione a tutto. Si fa ciò che è più accomodante. Ci si accontenta annegando nell’omologazione. Pochi hanno ancora interessi e passioni vere e proprie. Secondo loro non c’è più consapevolezza, ma solo paura.

Non guardano al futuro. Seguono la filosofia del «pánta rheî», ovvero del tutto scorre. Tutti nella stessa folla ma per timore della diversità e non per ribellarsi. Affermano di percepire un’ignoranza etico morale, di sentirsi rinchiusi nel sistema senza nuove prospettive ed ideologie fino ad avere una crisi interiore.

Eppure, pur pensando il sistema migliore, pur avendo libertà di ricerca, informazione, globalizzazione, … si considerano arretrati. Incapaci di gestire il potere del cambiamento. Un’arma a doppio taglio, perché lo sviluppo è personale, individuale. Cercano il progresso individuale per un benessere soggettivo senza riportare nulla alla società in cui vivono, che calpestano. Convinti della mancanza di ispirazione, ci raccontano di annegare nell’invidia, che sta sgretolando alla base una forma di coesione necessaria di cui non sono consapevoli.

Egoismo, pigrizia. Ecco le armi usate oggi per difendere il proprio piccolo mondo, per tutelare la propria dimensione. E da qui il via a sentimenti di razzismo e superiorità.

Per quale motivo alzarsi dal divano e cambiare qualcosa se ho tutto, non mi manca nulla. Nella gara al possesso materiale nessuno oggi perde. I giovani si sentono considerati “comodi clienti”, educati dalla società a non reagire, a non pensare.

«Oramai il dibattito politico in Italia non è più fatto da un’alternanza dialettica fra diverse filosofie politiche, come quelle del Novecento, ma da personalità che adattano la loro posizione alla fazione vincitrice per mantenere il proprio potere. Lo Stato non investe minimamente su di noi, perché dovremmo investire tempo per questa società?».

Ma è così? Qualcuno spiega loro che potrebbe non essere così?

La maggioranza colpevolizza gli adulti, i genitori, i politici. Si astengono a combattere il cambiamento perché la rivoluzione è violenza. E allora rimangono in silenzio. La rivoluzione è caotica. E allora diventano remissivi. Rivoluzione è mettersi a disposizione dell’altro, ma l’altro non ci piace. La rivoluzione è progresso e cambiamento, ma tutti hanno sfiducia in loro. Rivoluzione è diversità, opposizione, ma se sono diversi sono esclusi.

La rivoluzione non è fare rivolta. Anche loro dicono di fare rivoluzione nel loro piccolo. Non tutti si adattano. Non tutti accettano. Non tutti seguono la massa. Ecco, questa è rivoluzione. Fanno valere le proprie idee sperando che qualcuno li ascolti. Ma non tutti: sono gli stessi pochi che parlavano all’inizio. E dove sono? Li vediamo? Li ascoltiamo? Li sproniamo. Convinti della loro passività hanno deposto le armi e la speranza.

Ma è vero che nessuno si ferma più a pensare? Davvero è così impossibile resistere e adattarsi al mutamento uniformandosi alle tendenze dominanti, perdendo le proprie caratteristiche, i propri ideali?

Sanno che non possono combattere da soli. Aiutiamoli a far partire tutto da dentro di loro. Dobbiamo insegnare loro la ribellione interiore, il cambiamento mentale. Non a fare guerra, rivoluzione violenta come ancora la intendono loro. Non sono stupidi, ma molto saggi. Aiutiamoli ad usare questo sapere, a coltivarlo attraverso il collettivo.

Ciò di cui potrebbero fare esperienza, è strettamente legato alla loro capacità di percepire. Se la realtà è realmente la percezione senza questa tutto scompare, e allora dobbiamo far capire ai giovani che possono essere in grado di percepire e reagire. Devono cambiare loro stessi per prendere il volo, verso un futuro che per ora vedono nero, o che non vedono affatto. Il cambiamento potrebbe rendere possibile ciò che ora non lo è.

Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità. Il cucchiaio non esiste. E allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi ma sei tu stesso. (dal film Matrix)

di Ilaria Quondamatteo
Responsabile progetti e volontari San Benedetto del Tronto














Postato Lunedì 18/02/2019 da Paolo Dell'Oca