Noi di Arché, in piazza per dire: Prima le persone!

Insieme ad altre 250 mila persone e a tantissime associazioni, organizzazioni e movimenti, sabato 2 marzo noi di Arché siamo scesi in piazza aderendo alla manifestazione “People. Prima le persone”.

Perché? Per dire che per noi il nemico oggi è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la povertà. Nemico del nostro futuro non è una donna, un uomo o un bambino. Siamo scesi in piazza anche per non lasciare che la sola notizia del giorno fosse quella di un ennesimo gesto di discriminazione, di razzismo, di violenza: il nostro Paese non è questo, non è quello che qualcuno vorrebbe farci credere. Non ci rassegniamo alla demagogia irresponsabile di chi vorrebbe portarci indietro nel tempo. Per questo è stato importante per noi di Fondazione Arché essere in piazza sabato per gridare insieme a tante associazioni, a movimenti e a realtà del terzo settore: "Prima le persone!". Prima le persone.

Noi siamo per i diritti e l'inclusione. Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza per tutti. Cosa c'è di più importante di un essere umano, dei suoi diritti, della sua dignità? Facciamoci qualche domanda, invece di accontentarci di facili risposte: come mai sono diventate così fuori moda la solidarietà e la fratellanza, a tal punto da essere costretti a difenderci dalle azioni buone? Siamo stati addirittura etichettati da un termine appositamente coniato: "buonista".

Sembra diventato normale classificare gli altri secondo delle priorità, tanto soggettive quanto strumentali: "prima gli italiani", ma anche "prima i sardi", oppure "prima gli abruzzesi". Prima di che cosa? Nel ribadire "Prima le persone" vogliamo affermare che non si governa con la paura scaricata sul più debole, perché dichiarare che qualcuno sia in cima alla classifica di un'agenda politica implica che in questa classifica qualcuno occupi l'ultimo posto. Certo ai benpensanti sta bene che costui venga ricacciato in fondo alla vita sociale, anzi fuori dall'orizzonte del proprio campo visivo, ma si tratta di miopia perché semplicemente si nasconde il problema: non è perché lo nascondiamo che il povero non esiste!

Ormai non si tratta più solo d'indifferenza. La paura sembra scaricarsi sulla necessità costante di trovare un capro espiatorio alimentando, e in altri casi semplicemente liberando, un atteggiamento di odio, di discriminazione e di aggressività (non solo verbale ma anche fisica) verso tutti coloro che in questo nuovo sentire comune vengono dopo, si posizionano ultimi. Il migrante, il povero, l'appartenente a una minoranza, lo straniero, colui che è altro da me.

Un vento tagliente che soffia in Italia e in Europa, alimentato da quegli avvelenatori di pozzi incapaci di rispondere alle vere sfide, ai problemi reali e concreti dei cittadini, problemi che hanno a che fare con l'equità, il lavoro, la salute, l'ambiente in cui si vive, la serenità. I nemici veri sono la diseguaglianza, lo sfruttamento, la povertà, condizioni che attanagliano ogni cittadino e che, come tali, richiederebbero piuttosto uno sforzo comune per sconfiggerle.

Quante energie sprecate per alimentare l'odio, quando invece dovremmo unire le forze sociali, culturali, civiche per realizzare luoghi di inclusione, di adempimento dei diritti e delle pari opportunità nel rispetto delle differenze. Non possiamo retrocedere di un millimetro davanti alla cultura dell'odio e della paura, capace solo di creare cittadini di serie A e di serie B, ma dobbiamo metterci la faccia e far sentire la nostra voce per un'Italia e un'Europa che siano più giuste e più aperte, per tutti.

Dobbiamo chiederci quale mondo vogliamo consegnare ai nostri figli e se non sia giunta l'ora di vivere la piazza come luogo rigenerativo dalla cancrena che sembra ormai infettare le coscienze e che crea i presupposti per una comunità umana divisa e violenta.

p. Giuseppe Bettoni

Presidente Arché

 

Testo tratto dall’articolo “Noi di Arché in piazza sabato contro la paura”, apparso su La Repubblica (ed. Milano) il 28/02/2019.














Postato Lunedì 04/03/2019 da Paolo Dell'Oca