Le volontarie del nido del carcere di Bollate disegnano la loro storia

Da qualche mese al carcere di Bollate le nostre volontarie promuovono un servizio con le mamme detenute e i loro figli.

Per questo progetto organizziamo incontri mensili con le volontarie in cui le volontarie hanno la possibilità di conoscersi meglio e condividere eventuali aspetti significativi dell’esperienza che vivono.

Abbiamo chiesto loro, senza parlarsi, di dividersi in due gruppetti e creare in un disegno unico il racconto della loro giornata di volontariato più recente all’interno della Sezione Nido del Carcere di Bollate. Quando poi hanno finito di disegnare (potete vedere i due disegni sotto a questo post) si sono spiegati a vicenda la loro parte di disegno e hanno tratto il racconto che riportiamo qua sotto.

“Se guardiamo il cielo, vediamo che il sole è coperto da delle nuvole grigie, i raggi filtrano e scaldano comunque, ma abbiamo la sensazione che toccherà aspettare ancora un po’ prima che qualcuno possa uscire a scaldarsi. Se invece guardiamo per terra, notiamo dove è stato costruito il carcere: sopra un’immensa spirale che, però, non tende verso il basso come un abisso infinito, ma piuttosto sale, lungo un percorso preciso e definito, ma che allo stesso tempo è difficile perché si alza e si abbassa, esattamente come la vita in carcere, che alterna bei momenti di condivisione a momenti terribili di tristezza e solitudine. Lungo la strada, vediamo qualcuna delle tazzine che usiamo per far fare merenda ai bambini, i palloncini rossi che usiamo alle feste, liberi di volare dove vogliono e, in lontananza, il parco nel quale portiamo i piccoli a giocare e distrarsi per qualche ora durante i weekend.


Se poi ci spostiamo all’interno del carcere, vediamo le mamme e i volontari. Le prime sono alla costante ricerca di una parvenza di vita normale, ma non chiedendo la luna, o altre cose impossibili, bensì sperando di ottenere il dentifricio che usavano a casa loro, il burrocacao per le labbra screpolate dei figli o, più semplicemente, una crema per inumidire la pelle secca delle mani, così da mantenere anche quella femminilità che in carcere rischia di perdersi.


Se invece osserviamo i volontari, riconosciamo lo sguardo vigile e le loro parole di conforto che accompagnano i bambini mentre si gustano un meritato cono gelato. Allo stesso tempo possiamo rilevare l’aspetto più triste di quello che, comunque, è un bellissimo progetto: alla fine della giornata, quando ci infiliamo la giacca e entriamo in macchina, sappiamo che stiamo tornando a casa dai nostri cari, che ci accoglieranno e ci chiederanno com’è andata, mentre loro, le mamme e i bambini, sono ancora lì, in carcere”.

È difficile commentare dopo una storia del genere, l’unica cosa che ci sentiamo di dire è: “Grazie”.

Grazie perché, sposando i nostri valori di accoglienza e integrazione, superate le vostre fatiche e le vostre difficoltà per fare del bene, grazie perché portate raggi di sole in celle buie, grazie perché accompagnate persone in difficoltà sulla tortuosa strada della redenzione. Grazie, grazie e ancora grazie.












Questo post è associato al progetto: Sezione Nido del Carcere di Bollate

Postato Giovedì 28/03/2019 da Paolo Dell'Oca