La Pasqua oggi è liberazione dagli egoismi e dall'ingiustizia

Riflessione di p. Giuseppe Bettoni pubblicata su La Repubblica del 21 aprile 2019.

C’è voluta una fuga e una traversata perché un gruppo di dodici tribù molto diverse tra loro - di una diversità che non si sarebbe mai cancellata nel tempo - diventasse un popolo. Ancora oggi la Pasqua ebraica fa memoria di questa liberazione: il libro dell’Esodo dice che Dio abbia ascoltato il grido della povera gente e che da quel momento si sia iniziata la liberazione dalla tirannia del faraone compiutasi poi con la traversata del mar Rosso.

Nella paura e nella schiavitù non si dà un popolo, ma individui facilmente usati e malmenati dal tiranno di turno. Ma già nel grido che dà voce a quel dolore si inizia un processo di liberazione necessario perché si dia una coscienza di popolo. C’è voluta la pasqua, ovvero il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla tirannia al servizio perché alcune centinaia di beduini acquisissero tale consapevolezza.

Ora noi siamo un popolo di persone libere, abitiamo in città libere o sarebbe meglio dire liberate. Perché la liberazione è un processo sempre in atto. Tra pochi giorni faremo memoria della liberazione dalla tirannia fascista e nazista e il ricordo non ci esime, anzi ci impone di non abbassare mai l’attenzione, perché è piuttosto facile tornare ad essere ridotti in schiavitù da mani vellutate e suadenti. L’uomo da sempre preferisce abdicare alla propria libertà, come recita un antico adagio: è stato più facile liberare le tribù d’Israele dal faraone, che non far uscire il faraone dal loro cuore.

Il popolo di pasqua è costituito da individui che prima erano impaludati nell’entropia della paura e della tristezza e che ora gustano la liberazione e l’appartenenza a un destino e a un futuro comune.

Il populismo è altra cosa: è l’egoismo di un gruppo, di una parte del popolo. Ed è miope perché se è vero che raccoglie il grido del disagio, tuttavia il populismo non prospetta una liberazione e quindi il cambiamento delle condizioni, piuttosto offre una parvenza e un’illusione di sicurezza facendone pagare il prezzo in sofferenza e dolore a un’altra parte di popolo che sono gli altri, gli stranieri, i poveri, i diversi.

Ma non cercheranno costoro di riscattarsi? Anche il loro grido di dolore verrà ascoltato. E allora se non vogliamo ritrovarci nei panni del faraone, diciamo che davvero l’unico nemico possibile è la morte, che il nostro vero avversario da combattere insieme sono la povertà, l’ignoranza, l’ingiustizia.

Il popolo di pasqua combatte la morte per la vita e non gli uomini e le donne per una bandiera.

Il popolo di pasqua lotta contro l’ingiustizia e non per un confine.

Il popolo di pasqua lotta contro la povertà e non per la ricchezza.

p. Giuseppe Bettoni














Postato Lunedì 22/04/2019 da Paolo Dell'Oca