ESSC 2019: la mission di Arché nell'intervista a Anna Greppi

Dal 5 al 7 giugno Milano ospita la Conferenza Europea dei Servizi Sociali (ESSC) a cui partecipa anche Fondazione Arché. La nostra trentennale esperienza nell'affrontare varie forme di fragilità sociale sarà illustrata dalla psicologa Anna Greppi e dall'educatrice Alice Pennati. Da anni impiegate in Arché, saranno loro a tenere il 6 giugno il workshop "Supporting vulnerable families at risk of poverty in Milan".

Abbiamo posto qualche domanda ad Anna per riscoprire i presupposti ideali, le caratteristiche e le prospettive della mission di Arché che verranno presentate a un pubblico internazionale.


Quando e come è nata Arché?

Arché nasce nel 1991 a Milano su iniziativa di padre Giuseppe Bettoni per rispondere all'emergenza dell'HIV pediatrico.

Di cosa si occupa?

L’azione sociale di Arché si rivolge ai nuclei famigliari in situazioni di disagio e debolezza interna e prevede la presa in carico, integrata e globale, dell’anello considerato più debole.

In termini generali è possibile definire che l’ambito di azione di Arché sia il disagio di tipo relazionale generato da problematiche socio culturali e socio economiche, da povertà dei contesti protettivi di riferimento, da eventi traumatici e dalle nuove povertà.

Come si realizzano questi obiettivi nel concreto?

La presa in carico e l’accompagnamento avvengono attraverso il radicamento territoriale dei progetti e dei servizi che proponiamo, in particolare attraverso l'accoglienza del nucleo in strutture protette, l'inserimento in appartamenti in semiautonomia, housing, l'avviamento al lavoro e alla professionalizzazione, l'assistenza in ospedale e a domicilio come supporto psico-socio-educativo e l'educazione alla cittadinanza attraverso seminari, interventi nelle scuole e laboratori.

Gli elementi comuni, il fil rouge, che sottende ai bisogni delle famiglie accompagnate con le attività proposte può essere cosi descritto:

  • difficoltà e particolare debolezza relazionale
  • povertà della rete di legami protettivi
  • competenze individuali (life skills) non adeguate al compito evolutivo
  • debole radicamento sociale e ambiti di vita poco strutturati e poco adeguati a processi inclusivi
  • nuove forme di povertà con particolare attenzione alla povertà educativa

Qual è la prospettiva teorica che ispira l'azione di Arché?

Uno dei presupposti teorici dell’agire della nostra organizzazione risiede nell’elaborazione teorica di Paulo Freire: per avere un’educazione che sia vera pratica di libertà, prerequisito di qualunque cambiamento, occorre adottare una “pedagogia problematizzante”, capace di un dialogo che viva di domande, di ricerca, di interrogativi e di proporre una pedagogia con la persona oltre che per la persona. È proprio in questa prospettiva che Fondazione Arché pensa alle azioni da mettere in campo a sostegno ed in accompagnamento ai nuclei che intercettiamo sul territorio.

Cosa significa nella pratica? Quali sono le attività portate avanti da Arché?

  • Garantire una presenza competente e pensante sul territorio in cui opera, con operatori e volontari capaci di leggere le dinamiche dei fenomeni sociali, individuare nuovi bisogni e costruire risposte insieme ai beneficiari.
  • Costruire alleanze territoriali capaci di connettere in modo sinergico competenze specialistiche e di rispondere in modo globale ai bisogni delle famiglie.
  • Garantire ascolto attivo, competente e accogliente nei confronti di tutti quelli che si rivolgono a vario titolo a Fondazione Arché. È questo il presupposto per la costruzione di una relazione di fiducia all’interno del quale i singoli individui, ed in particolare le donne, possano sentirsi sicure nel condividere difficoltà e necessità.
  • Accompagnamento dei nuclei, o delle persone accolte, verso i servizi più adeguati alle esigenze dei singoli individui, che siano interni alla fondazione o presenti sul territorio.
  • Calare la dimensione pedagogica nella vita concreta della famiglia e pensare, insieme a tutti i componenti, quali sono quei piccoli obiettivi e di conseguenza azioni concrete che si possono mettere in atto a partire dal giorno stesso.
  • Allenare le persone a sentirsi agenti attivi del proprio presente e costruttrici del proprio futuro, non creando per loro delle risposte preconfezionate, ma all’interno dei vincoli del servizio/ progetto nel quale sono inserite; in questo modo possono dire la loro, in processi di valorizzazione di risorse personali grazie all’accompagnamento, al sostegno di situazioni di fragilità e di scoperta di resilienza e capacità individuali.
  • Valorizzazione della bellezza come strumento di lavoro sociale e psicopedagogico, ovvero fornire le opportunità alle famiglie accompagnate, qualunque sia il tipo e la gravità della fragilità che si trovano a viere in quel momento, di guardare oltre, allargare lo sguardo, fare in modo che possano sperimentare delle esperienze culturali, artistiche che arricchiscano la loro umanità creando sinergie con organizzazioni ed enti esterni al mondo dei servizi sociali.
  • Essere garanti presso le istituzioni pubblico private delle istanze/emergenze raccolte dal lavoro con e per le famiglie, le donne e i bambini accompagnati.
  • Puntuale attenzione alla costruzione di nuovi servizi e progetti che vadano ad incrociare in modo concreto ed efficace i reali bisogni dei fruitori futuri, coinvolgendoli, laddove possibile, fin dalla fase di studio e di progettazione.













Postato Martedì 28/05/2019 da